Parlano di razionalizzazione della spesa pubblica, ma i politicanti italiani anziché ridurre nel loro settore, quello delle poltrone inutili, riducono la scuola cacciando via oltre 130mila persone tra insegnanti ed amministrativi, una determinazione involutiva che è indicativa di una certa linea di pensiero prevalente. Tra i principali collaboratori del Presidente del Consiglio fino a qualche tempo fa, potevamo notare Beppe Pisanu, che il 7 giugno del 2007, che animato da buon senso aveva detto: “Bisogna ridurre un apparato istituzionale a dir poco sovrabbondante a cominciare dall’abolizione delle province che ormai non hanno più senso”. Il tempo è passato ma Pisanu non lo si vede più, mentre le province restano lì a succhiare soldi nostri, elargendo prebende ad un esercito di parassiti della politica che per mantenersi non esitano a gettare sul lastrico decine di famiglie ed in molti casi persino a chiudere le scuole, quelle nei piccoli comuni dove ci sono meno di 50 alunni. Un esempio per tutti, l’abolizione della Provincia di Caserta, sarebbe un risparmio utile per circa un milione di persone e ristabilirebbe un equilibrio territoriale più congruo, verrebbe meno la necessità di rivendicare l’istituzione della Provincia di Aversa, in quanto il comprensorio nostrano non sarebbe più una colonia casertana.
Salvatore Pizzo
Anzichè abolire le Province risparmiano riducendo la scuola