L’arresto del Raffaele Diana “Rafilotto”, esponente di spicco del Clan dei Casalesi, ha provocato reazioni positive anche a Modena, dove il boss, grazie anche ad appoggi locali, sin dalla metà degli anni ’90 ha esportato le attività del sodalizio criminale. La Confesercenti della città emiliana accogliendo ovviamente con favore l’arresto del boss Diana, ha colto l’occasione per rilanciare l’idea del pool antimafia presso la locale procura, caldeggiata anche dal procuratore Vito Zincani, questo però andrebbe armonizzato con la Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, competente per i reati di stampo mafioso.
In una nota dell’associazione si legge: "Un arresto importante – per Confesercenti – i cui effetti positivi si riflettono anche sul nostro territorio perché va a colpire un esponente di spicco della malavita organizzata i cui affari si sono estesi anche nella nostra provincia. La cattura del boss Raffaele Diana interessa infatti il capo zona del Clan dei Casalesi, la cui presenza ed attività, sia pure prevalentemente circoscritta al settore edile, è un dato certo. Il fatto di cronaca ripropone la necessità di mantenere elevato il livello di attenzione rispetto alla penetrazione della criminalità organizzata nel nostro territorio ed evidenzia quanto sia importante un’attività mirata per contrastare e debellare fenomeni la cui entità è ancora difficile da comprendere a fondo". In merito all’idea di Zincani, la Confesercenti dice: "La proposta appare orientata alla massima concretezza e punta ad alzare ulteriormente la guardia. È particolarmente interessante che nelle intenzioni del Procuratore vi sia la volontà di monitorare, in modo approfondito e con un approccio più sistematico, anche situazioni che prese singolarmente potrebbero far pensare a fatti episodici, come ad esempio un incendio doloso in un cantiere. In questo modo aumenterebbero le possibilità di debellare sul nascere fenomeni riconducibili alla criminalità organizzata. L’attivazione a Modena di un nucleo specializzato va perciò nella giusta direzione perché costituirebbe un ulteriore passo verso un’azione investigativa più mirata, consentendo di affinare gli strumenti e le competenze a disposizione”. Secondo fonti giudiziarie, Diana avrebbe fatto in modo che il Clan dei Casalesi nel modenese entrasse anche nella gestione dei videopoker nei locali pubblici. Rafilotto era ricercato anche per una richiesta di arresto della Direzione distrettuale antimafia di Bologna, che lo ritiene mandante di un agguato il 7 maggio 2007 in un cantiere edile a Riolo di Castelfranco Emilia (Modena), dove un imprenditore edile dell’Aversano, Giuseppe Pagano, fu gambizzato. Uno degli esecutori fermati era Enrico Diana, nipote del boss. Pagano sarebbe stato punito perchè avrebbe testimoniato contro l’ex super latitante nel 2000. L’agguato, avvenuto dopo 7 anni, era una vendetta. I Casalesi non dimenticano.


Salvatore Pizzo