Nella sala conferenze del P.I.M.E. di Trentola Ducenta, si è tenuta la cerimonia conclusiva della 10ª Edizione del Premio di Poesia “Eduardo” – Città di Trentola Ducenta, organizzata dall’Associazione Culturale “ALTAVOCE” in collaborazione con la Pro Loco. In occasione del decennale, la manifestazione si è avvalsa anche della collaborazione di varie associazioni. Oltre ai partecipanti delle province campane, erano presenti
Lazio, Puglia, Calabria, Emilia, Veneto, Sicilia, Lombardia e addirittura del Canada e del Brasile. Toccante è stata l’apertura della serata con la voce del grande “Eduardo” seguita dagli aneddoti relativi all’arte di questo grande genio che hanno dato vita alla performance di un brillante Beppe Palomba, Presidente dell’Accademia della Bussola. Collateralmente alla manifestazione c’è stata anche una mostra di pittura con le opere che gli artisti, Carlo Capone, Carmela Infante, Vincenzo Maselli, Angelo Ranieri, Antonio Russo, Francesco Russo, Giuseppe Tocchetti, Irma Tra sacco. Alla cerimonia è intervenuta anche Adele Cerullo, Dirigente Scolastico della Scuola Media “E. Fermi” di Avezzano (L’Aquila), che ha portato la testimonianza del desiderio di partecipazione al concorso da parte dei docenti e degli alunni della sua scuola, cosa purtroppo che non si è potuta realizzare per i noti eventi catastrofici del terremoto. La giuria era composta da: Bonaventura Perrone (presidente), Maria Grazia Taglialatela e Michela Del Vecchio.Due le sezioni in gara: quella in lingua e quella in vernacolo. Tre sono stati i premi assegnati per ogni categoria, più il “Premio Giovani”, due “Menzione Speciale della Giuria” e la ì “Medaglia d’oro” quale premio più ambito, che hanno conferito i premi sotto le note delle musiche dirette da maestri Nicola Angellotti e Francesco Egollino della Son Music Live. Dopo la consegna a P. Pasquale Simone del P.I.M.E. della targa offerta dall’UNPLI e le assegnazioni delle menzioni speciali al Liceo Scientifico Statale “De Carlo” di Giugliano, al Liceo Classico “Cirillo” di Aversa e all’Istituto ITCG “Andreozzi” di Aversa, si è passati all’assegnazione del Premio Speciale Giovani che è stato conferito alla poetessa Alessandra Verde di Aversa con l’opera “Fino all’ultima briciola di me stessa”. Le menzioni speciali della giuria sono andate, invece, al poeta Edoardo Ceraso di Giugliano con la poesia “Il Dubbio” e alla poetessa Giovanna Russo di Trentola Ducenta con la poesia “Ninna nanna”. Le motivazioni stilate dalla giuria esaminatrice delle opere in concorso sono state lette da Fortuna Cecere; le poesie, invece, declamate, in modo splendido, da due Soci Onorari dell’Associazione “Altavoce”: quelle in lingua da Enrica Cristiano, quelle in vernacolo da Giuseppina Andreozzi. La sezione in lingua ha visto l’assegnazione di tre premi: è risultato terzo classificato il poeta Salvatore Lagravanese di Casal di Principe con l’opera “Una donna”. Seconda classificata è risultata la poetessa Anna Maria Uccella di Villaricca (Napoli) con l’opera “Partenza”e al primo posto si è classificata la poetessa Anna Maria Cardillo di Roma con l’opera “Madre senza canzoni e senza giovinezza”. Nella sezione in vernacolo si è classificato al terzo posto il poeta Giuseppe Fabozzi di Aversa con l’opera “‘O masto”; al secondo il poeta Armando Fusaro di Casalnuovo (Napoli) con la poesia “Nozze d’oro” e al primo posto il poeta Giuseppe Amato di Casapesenna (Ce) con l’opera “Anema santa”. Per finire è stato assegnato il premio più ambito, quello speciale della medaglia d’oro, che per questa 10ª edizione, è andato al poeta Santo Grasso di Raddusa (Catania) con l’opera “Occhi fatati”. Molto significativo è stato il momento della presentazione della poesia in vernacolo che, ha portato in sala il bel suono del dialetto siciliano interpretrato da Giuseppina Andreozzi.
PREMIO SPECIALE GIOVANI
Fino all’ultima briciola di me stessa
Ed amai
con la sofferenza che solo un cieco può provare nel sentire il mondo sulla pelle scivolare senza poter vedere il sorriso degli amanti immersi nella solitudine dei loro istanti.
Lui consumò me stessa fino all’ultimo brandello della mia anima
fino all’ultimo respiro spensierato
di quell’età che purtroppo ho bruciato.
Lui rinchiuse la mia persona
in una prigione di dolore
mentre io chiedevo ancora
il profumo del suo amore.
Non basta soltanto sperare
che le ferite si possano sanare
perché è grande la sofferenza di chi
ha perso la perla più preziosa del suo mare.
Alessandra Verde – Aversa (Caserta)
Motivazione della giuria
Per il nitore e la compostezza impiegata nel ritrarre, con immagini ed espressioni strutturate in equilibrate antitesi, il dissidio interiore prodotto dal sempiterno “odi et amo”.
MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA
Il Dubbio
E se tutto finisse?
All’ultimo secondo,
all’ultimo sbatter delle ciglia,
finito, mancato tutto.
Aver creduto,
aver saputo,
tutto vano,
tutto nullo;
e se in quel momento mi chiedessero “chi sei”?
nessuno risponderei…
ma solo allora sarei stato qualcuno.
Edoardo Ceraso – Giugliano in Campania (Napoli)
Motivazione della giuria
Per aver compendiato, nella finezza ed essenzialità espressiva dei suoi versi e con rara profondità di sentimenti, l’eterno interrogativo che ostinatamente accompagna il cammino dell’umanità.
MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA
Ninna Nanna
Ho sempre sognato un mondo migliore
in cui poter crescere,
in cui poter vivere,
in cui poter morire.
Mi sono sempre illusa che, un giorno,
tutto sarebbe cambiato
e avrei potuto
vincere la vita.
Ma, piccolo mio, i sogni non sempre
diventano realtà!
Allora dormi, vinci le barriere,
sii il mio piccolo cavaliere.
Cambia il mondo per la tua mamma:
lotta per me,
vinci per me,
sogna ancora con me.
I sogni, amore mio,
sono la linfa che
ti farà andare avanti
in un mondo finito.
Giovanna Russo – Trentola Ducenta (Caserta)
Motivazione della giuria
Per aver esaltato, con la genuina levità e la pacata cadenza dei suoi versi, la dimensione dell’onirico, ineludibile appiglio dell’umana esistenza.
1ª CLASSIFICATA SEZIONE IN LINGUA
Madre senza canzoni e senza giovinezza
Madre senza canzoni
e senza giovinezza,
con voce ricamata nell’aria
chiamo il tuo volto
assente ormai
anche dalla memoria
lontano com’è,
rinchiuso a chiave
nei giorni distanti
ormai lunghi
come il tuo cammino
verso l’altrove.
Ritorni solo in quel gesto,
quando mi tenevi il viso
tra le mani ghiacce dei vecchi,
ormai già spenta,
già figlia mia
più che mia madre,
e a me t’affidavi,
tu che dicevi
di non aver mai pianto,
sussurrandomi,
col tocco delle dita,
non più parole,
ma gli ultimidei tuoi pochi sorrisi.
Anna Maria Cardillo – Roma
Motivazione della giuria
Per aver profuso nei suoi versi, caratterizzati dall’incisività brachilogica dell’espressione e dalla forza connotativa delle parole, affetti e sentimenti incastonati, attraverso un uso sapiente della sinestesia, lungo l’asse temporale dell’esistenza.
2ª CLASSIFICATA SEZIONE IN LINGUA
Partenza
II fischio dell’ultimo treno si era spento nel buio
della vecchia galleria, alzando un vento di polvere grigia.
Inchiodato al gelo della notte, sotto una coltre di stelle pietose sognavi che un angelo ti umettasse le labbra riarse…
Sotto le palpebre lente ripercorresti il film della tua vita,
tante volte ripassato sotto il cielo impassibile di quelle notti!
Ora eri lì, tra le braccia calde e scure di tua madre,
in quel villaggio vociante di mille bambini.
Tu eri troppo piccolo per gridare la tua fame
ed il seno vuoto inutilmente si stringeva sulla tua piccola bocca in attesa…Il grande fiume ti lavava l’anima, ma non bastava a saziare il tuo cuore affamato di nuove vie e nuovi orizzonti.Giungesti nella bella terra d’Esperia: quanti te ne avevano parlato! Fratelli del Gange, venuti come te a cercare pane, o forse solo amore.Poi, quella vampa improvvisa… Forse era ancora quella giovane suora, quella che in un giorno estivo con tenerezza
ti aveva umettato la pelle bruciata dal sole.
Erano dei ragazzi,e ti rassicurasti: forse avevano una coperta più grande, finalmente da avvolgerti tutto, in quella notte di ghiaccio.Poi, un’arsura terribile, mai provata prima,
neanche laggiù, nella tua Terra bruciante,
quando eri ancora attaccato alle gambe di tua madre.Ma quale nuovo e inumano dolore…Volasti via, angelo di fuoco, e ti sembrò di udire, lontani,
i canti di Samarcanda.
Anna Maria Uccella – Villaricca (Napoli)
Motivazione della giuria
Per aver dato voce, mediante la vis lirica del suo verso lungo, corroborata da un uso certosino di immagini sensoriali, precipuamente tattili, al tema dell’emarginazione e della xenofobia.
3ª CLASSIFICATA SEZIONE IN LINGUA
Una donna
(A mia madre meravigliosa sarta e stupenda donna)
Una donna tesse sogni e speranze
e veste fili d’erba
e spighe mature.
Ha negli occhi geometrie a colori
e curve di seta,
ha nel cuore
gesti di poesia e voli di rondini
e le sue mani
son ventagli d’oro,
che schiudono a leali sorrisi
e sinceri pianti.
C’è una donna…
è la donna dei nostri giorni,
che rammenda ferite
celando le sue,
che ancor segue incerti passi
e soli vicini al tramonto.
C’è una donna…
fedele al tempo e alla croce,
che ancor tesse con occhi di cielo
il filo sottile della notte
e quello radioso del giorno,
vestendo passati di dolore
e futuri di pace e serenità!
Salvatore Lagravanese – Casal di Principe (Caserta)
Motivazione della giuria
3° classificato sez. lingua. Il presidente della Pro Loco Renato Del Vecchio consegna il premio a Salvatore Palladino
Per aver celebrato, attraverso l’essenzialità e la policromia di un personale linguaggio analogico, il valore archetipico materno, consegnandolo allo scrigno senza tempo della poesia.
1ª CLASSIFICATA SEZIONE IN VERNACOLO
Anema santa
Mammà nun tenè penziere,
io sto mparaviso.
Ah… te voglio dicere
ca quanno tu me purtave int’ ‘a panza,
io sentivo tutt’ ‘o parlà tra te e papà:
“ ‘O figlio nuosto?
Chillo add’addeventà uno mpurtante!
Adda fà ‘o miedeche o l’avvocato”.
“E si facesse ‘o cantante?”,
rispunnive tu, mammà,
cu’ na voc’ e chianto.
Invece ‘e cose so’ gghiute storte
e doppo otto mise ‘e gravidanza
‘o curiciello mio se fermato…
ma senza fa’ rummore.
Nunn’aggio avut’ ‘o tempo nemmeno
‘e vedè ‘a luce d’o sole
e manco ll’uocchie tuoie, mammà.
Che peccato, nun aggio avuto ‘a sciort’ ‘e ll’ate…
So’ stato comm’ ‘a nu sciore tennero int’ ‘o terreno,
sicco, ma ca s’ammosce e more.
D’a morta mia, pure ‘o Pataterno ha chiagnuto,
tanto ca Isso m’ha chiammato e m’ ‘a fatto biato.
Mammà, sì’ pure cuntenta,
io ccà so’ mpurtante, so’ n’anema santa.
Giuseppe Amato – Casapesenna (Caserta)
Motivazione della giuria
Per aver dato voce, attraverso l’andamento prosastico dei suoi versi, ad un pianto antico, esplicitato attraverso un’incisiva drammatizzazione, carica di una rara intensità emotiva.
2ª CLASSIFICATA SEZIONE IN VERNACOLO
Nozze d’oro
Bongiorno, aùrio,aùrio ammore,
‘a luna argiento a fatto posto ‘o sole
‘o meglio raggio sta pittanno d’oro
splènne pe’ nuiecu’ ttutt’o còre.
L’anne so’passate ‘nzieme ‘o viènto
e so’ v ulate pure ‘e nozze argiento.
nuiecu’ ‘e battite d’ ‘o còre
chist’annofesteggiarnmo l’oro.
Quanta tèmpesta ce so’ state,
nuiesèmpo azzicco abbracciate,
sta scorza s’è sulo ‘nvicchiata
e ‘a fiamma non s’è maie stutata.
Chi ha Criato ‘o munno
ll’ ha ditto chiaro e tunno
s’ a’ ddà essere fòrte e capace,
p’ ‘a famiglia, p’ ‘o bene, p’ ‘a pace.
Tu sera e matina, senza malinconia
si’stata sèmpe sola l’ombra mia,
tu si’ ‘a forza, è si’ vero tesòro
ca è ‘ncatenate dint’ a ‘stu còre.
Ogge nuie festeggiammo l’oro,
è tu si’ tale e quale a’ allora.
Nun si’ stata sulo ‘na fantasia,
si’ ‘a ragiona ‘e chesta vitamia.
Armando Fusaro – Casalnuovo (Napoli)
Motivazione della giuria
Per aver reso, con la freschezza e l’ilare cadenza dei suoi versi, la variegata parabola della vita di coppia, vissuta con partecipazione e trasporto e colta nella sua caleidoscopica connotazione.
3ª CLASSIFICATA SEZIONE IN VERNACOLO
‘O masto
Ogge cumme ajere
s’i ‘o maste dint’a ‘stu bicchiere
aspro comm’ a nu limone
appassiunato comme ‘na canzona.
S’i ddoce e s’i carnale
me scordo tutt’‘o mmale
si te bevo a surz’a surzo
e si te bevo a fine ‘e nu discurzo
ll’applauso è bello e assicurato
si pure chi ‘a parlato
nn’accucchiato ddoje parole
nce abbaste tu, e ‘a ggente se cunzola.
‘N’c’è cche ddì, dint’a ‘stu bicchiere
s’‘i ‘o maste; e ogge chiù d’ ajere:
s’‘i guappo, ’nzisto e capatosta
tu s’i uva d’‘a terra nosta
s’‘i ‘o chiù bello, schetto, e genuino
tu s’‘i ‘o mmeglio vino: tu s’‘i ll’ASPRINO.
Giuseppe Fabozzi – Aversa (Caserta)
Motivazione della giuria
Per aver celebrato un genuino e appassionato connubio con la natura, attraverso la vivace e pregnante raffigurazione di un prodotto della terra, connotato, mediante un singolare climax impiegato nel finale della lirica, con “tratti umani”.