Via San Lorenzo 72-76. Vivono qui 138 famiglie di aversani che, emuli del grande commediografo napoletano Eduardo de Filippo, hanno adottato la regola del “non ti pago”. Perché, fatta qualche sporadica eccezione, è da vent’anni che non pagano il fitto dovuto al proprietario degli appartamenti occupati. Il proprietario delle unità immobiliari sembra essersi dimenticato di loro, rischiando così di vedersi sottrarre il bene, se mai gli inquilini pensassero di rivolgersi a un giudice per ottenerne la proprietà per diritto di usucapione.
Non è la trama di una commedia del grande Eduardo, ma la pura realtà ricavata dalla relazione sullo stato patrimoniale dei beni immobili comunali della città di Aversa, aggiornato al 6 dicembre 1994. Già perché i 138 appartamenti, abitati da altrettanti nuclei familiari che seguono la regola del “non ti pago”, sono proprietà della città di Aversa. Realizzati con i fondi della legge 219/81, furono assegnati nel 1989, con regolare contratto, a nuclei familiari rimasti senza abitazione a causa del terremoto del 1980. E’ da allora che gli assegnatari non pagano l’affitto. “Ad oggi risultano morosi in quanto –si legge nel volume realizzato dall’ufficio patrimonio comunale- hanno versato solo il primo canone di locazione all’atto di sottoscrizione del contratto”. Poi basta, non hanno più pagato. Anche se, come sottolineavano i curatori della relazione sullo stato patrimoniale della città, l’ufficio comunale preposto aveva provveduto a diffidare gli inquilini morosi a regolarizzare la posizione debitoria. A distanza di vent’anni dall’assegnazione degli appartamenti e di quindici dalla richiesta di regolarizzazione quegli inquilini, come conferma l’ufficio patrimonio, sono ancora morosi. Ma, stando ai si dice, alcuni non sarebbero più gli assegnatari iniziali perché questi ultimi avrebbero lasciato le abitazioni in eredità ( o dietro versamento della classica buona uscita?) a parenti ed amici. La voce è da controllare e la logica suggerirebbe che l’ufficio addetto verificasse, quanto meno perché il Comune conservi la proprietà degli immobili. Circa il recupero dei crediti, considerando che dal 1994 ad oggi nessuno dei sindaci alternatisi alla guida della città sembra avere affrontato il problema, considerando che non percependo redditi dagli immobili la finanziaria 2008 imporrebbe all’ente comunale di disfarsene, considerando infine che la relazione redatta quindici anni fa dall’ufficio patrimonio, ponendo l’accento sul dato di fatto che “ i nuclei familiari alloggiati appartengono per la maggior parte a una fascia sociale povera” , suggeriva “il problema deve essere affrontato da un punto di vista sociale” perché non decidere di concedere le abitazioni in comodato d’uso gratuito? L’amministrazione ne avrebbe un ritorno in immagine e trasformerebbe un passivo in attivo dato che risparmierebbe sulle spese di manutenzione ordinaria e straordinaria sia dei fabbricati sia dei singoli appartamenti che sarebbero a carico dei nuovi proprietari.

ANTONIO ARDUINO