Undici persone sono stati arrestati con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’usura, secondo gli inquirenti sono persone a vario titolo legate al Clan d’Alessandro di Castellammare di Stabia, tra loro anche due presunti capi del sodalizio criminale: Pasquale Di Martino, 56 anni, e Albano Bruno Bellinato, 44 anni. Le indagini partite dalla provincia di Varese, sono state estese anche
nelle province di Parma, Milano, Cremona e Bolzano. Secondo gli inquirenti le vittime dell’attività usuraia sono una settantina, piccoli imprenditori che avevano chiesto prestiti dai 5 ai 60mila euro, concessi a tassi di oltre il 10% al mese e oltre il 120% annuo. I D’Alessandro, secondo gli inquirenti, per riscuotere si servivano di un cittadino libanese, i carabinieri hanno riprese anche delle scene di violenza ai danni delle vittime in difficoltà con i pagamenti. Già nel febbraio del 2007 il Tribunale di Parma ha inflitto ben 35 anni di carcere ad esponenti del Clan d’Alessandro di Castellammare di Stabia, la sentenza fu emessa dal collegio composto dai giudici: Mariano Lo Moro, Pasquale Pantalone e Gennaro Mastroberardino, furono otto le persone accusate di aver ricattato, per fatti usurai, il titolare di una pizzeria di Salsomaggiore dal Pm Massimiliano Serpi, queste furono le condanne: 8 anni per Vincenzo Ascione (1.800 euro di multa); 8 anni e otto mesi per Ettore Spagnolo (2.000 euro di multa); 7 anni di reclusione ciascuno per Michele D’Alessandro (1.500 euro di multa) e Giovanni Romano (1.500 euro di multa), colpevoli del reato di estorsione, 5 anni per Pasquale D’Alessandro (10mila euro di multa), per il reato di usura. Assoluzione per non aver commesso il fatto per Salvatore Patrone, Sonia Carbone e Umberto Maiello. La vicenda risale al 2004, la vittima fu un imprenditore campano che per rilevare una pizzeria a Salsomaggiore chiese un prestito ad alcuni personaggi residenti tra Castellamare di Stabia e Gragnano. La somma chiesta in prestito sarebbe stata di ventimila euro, che sarebbero diventati 30mila all’atto della restituzione del debito o, in alternativa, il 30% dell’attività commerciale, e puntualmente il malcapitato si trovò in difficoltà non riuscendo a fare fronte al prestito. Secondo le accuse il Clan alzò la posta: il 51% e di fronte all’esasperazione scattò la denuncia quindi l’arresto.

Salvatore Pizzo

Di sa.pi.