Gianfranco Fini nel suo noto discorso tenuto domenica a Mirabello, ha accennato anche alle proteste che in questi giorni, e non solo, si stanno mettendo in atto nel mondo della scuola. Una bella presa di distanza dal suo “falco” più vicino, il deputato di Frignano Italo Bocchino, il quale quando si dovevano votare i provvedimenti imposti dai ministri lombardi Gelmini e Tremonti, non solo difendeva a spada tratta un’operazione politica da ben 132mila licenziamenti, di cui molti suoi conterranei, ma addirittura, nella sua dichiarazione di voto alla Camera (all’epoca era il vice presidente dei deputati del Pdl), giocando sul fatto che si tratta di contratti a termine non rinnovati, disse che nessun insegnante sarebbe stato licenziato, come se 132mila persone lasciate a casa dopo anni di assunzioni reiterate per lustri fossero una bazzecola.
Il fatto che adesso Fini lo smentisca è significativo di un mea culpa al quale il nuovo partito Futuro e Libertà ponga un rimedio reale.
Salvatore Pizzo

Di s.p.