La Guardia di Finanza ha arrestato i vertici di quella che fu la Banca di credito cooperativo di Aversa, fallita nel 2009. Le indagini dei militari delle Fiamme Gialle, scaturite dall’esito di un’ispezione della Banca d’Italia avrebbero individuato la causa del dissesto nella concessione di finanziamenti in assenza di garanzie. Ai domiciliari sono finiti il presidente, il vice presidente del CdA e il direttore della banca, mentre è stato interdetto della professione di commercialista il presidente del Collegio sindacale.
Gli ispettori della Banca d’Italia avrebbero riscontrato "un’arbitraria gestione di fondi a un’indiscriminata politica degli impieghi con grave deterioramento della qualità dell’attivo", violando i "più elementari canoni di prudenza e ragionevolezza". Secondo gli inquirenti era prassi della banca presentare le persone che dovevano beneficiare di aperture di credito come soci, facendo loro sottoscrivere azioni di importo irrisorio e di far ratificare prestiti o affidamenti che, in realtà, erano già stati accordati sulla base della presentazione del consigliere che rappresentava i soci durante le assemblee del Cda. In concreto, ritengono gli inquirenti, la banca "funzionava come strumento per acquisire clientela e potere e, rispetto a questo obiettivo, non aveva alcuna importanza la verifica della solvibilità dei nuovi soci anzi era nota l’assenza di qualsiasi garanzia per la restituzione delle somme affidate". Dalle indagini secondo gli investigatori emerge una "sostanziale collusione tra controllori e controllati in violazione delle più elementari regole di trasparenza e di corretta gestione dei flussi finanziari". Le passività accertate sono state trasferite alla Banca Popolare di Sviluppo che si farà carico degli impieghi e della raccolta dell’istituto di credito. In merito alla notizia c’è anche una nota di Federcasse, la Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali, che intende precisare che "la Banca di Credito Cooperativo di Aversa ha cessato la propria attività nel febbraio 2009 e che non ha mai aderito al sistema nazionale del Credito Cooperativo”. Agli arresti domiciliari è finito Enrico Giuliano, presidente del Cda dell’istituto bancario, noto in passato anche per aver tentato la strada della politica candidandosi alla Camera con An; Cesario Bortone, vicepresidente e consigliere e il direttore Vincenzo Arbore, per Domenico D’Agostino, componente del collegio sindacale della Banca, è stato disposto il divieto di esercitare la professione di commercialista. Il procuratore aggiunto di Santa Maria Capua Vetere Luigi Gay ha quantificato le somme dissipate, in circa 11 milioni di euro.

Di red