(Da La Sentinella Canavese) La mia posizione sugli Opg (Ospedali Psichiatrici Giudiziari, ndr) rimane quella ricavabile dagli esiti della ricerca sugli Opg (pubblicata con il titolo “Anatomia degli Opg” nel 2003) che ho voluta quando ero all’Ufficio Studi del Dap, curata dal prof. Andreoli e fondata su un metodo di rilevamento che ha visto, per la prima volta, l’accesso di giovani ricercatori, molto motivati, in ogni istituto per esaminare una per una le posizioni degli allora 1.200 internati.

 Ecco in sintesi estrema le mie idee:

 

a) non si può fare a meno, ancora, per determinati casi, di una struttura chiusa;

 

b) la struttura modello deve essere del tipo Castiglione delle Stiviere anche se i costi economici di tale struttura e la durata media dei ricoveri sono maggiori;

 

c) è opportuno che gli Opg siano di piccole dimensioni (massimo 100 pazienti-internati);

 

d) è opportuna una territorialità, ossia una dislocazione maggiore sul territorio, oggi mancante, con ricadute negative.

 

Sono convinto – e del resto emerge dalla ricerca citata sopra – che almeno il 30% degli attuali internati potrebbero uscire, se esistessero modalità e condizioni adatte per assisterli all’esterno. Ricordo il caso di un internato che si trovava ad Aversa da oltre 50 anni. Più di qualunque condannato all’ergastolo. Ebbene, il Dap (e non solo per altruismo …) tentava in tutti i modi di farlo uscire. Fu difficile. Nessuno lo voleva. Lui stesso, divenuto ormai anziano, si barricava in camera per non andarsene. Questa è la vita umana. Anche questa.

 
Giovanni Tamburino

 Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma