E’ una giornalista che non appartiene al giro che conta, non è legata a grossi gruppi editoriali oppure a giornali blasonati, e quindi il caravanserraglio fatto di quei tanti professionisti dell’antimafia non si cura di lei se un camorrista del Clan dei Casalesi la minaccia pubblicamente, anche se per questo lo hanno arrestato. A lei nessuno ha manifestato solidarietà eppure corre un grave pericolo. Intanto la giornalista a scopo precauzionale è stata costretta ad allontanarsi da Aversa la sua città, un misura necessaria dopo che ha rifiutato la scorta. La vittima di tutto ciò e la collega Marilena Natale.
In carcere è finito Armando Vincenzo Caterino di 38 anni, arrestato a Casal di Principe dai carabinieri, dopo un’indagine coordinata dal Pm della Direzione distrettuale antimafia coordinata dal procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho. L’accusa a suo carico è quella di violenza privata “con l’aggravante di essersi avvalso della forza di intimidazione derivante dall’appartenenza al clan dei casalesi e del conseguente stato di assoggettamento che ne deriva”. L’uomo è cognato di Nicola Panaro, elemento di spicco del gruppo che fa capo a “Schiavone alias Sandokan”. Marilena Natale fu avvicinata nei pressi della caserma dei carabinieri di Casal di Principe dove si trovava per lavoro, ma fu costretta ad allontanarsi e comunque dopo si rifugiò nella stessa caserma onde evitare conseguenze. La scena venne ripresa da alcuni operatori televisivi che si trovavano vicino a lei. Istituzioni e giornalistoni che contano dove sono?
Salvatore Pizzo