Non bastavano le differenti classi di laurea ad ingarbugliare sufficientemente la posizione giuridica dei professionisti italiani. Si aggiungono all’intricata situazione, le inconcepibili pretese dei tecnici diplomati. È il caso dei geometri, che arrogano sempre più diritti inesistenti. Tra le ultime richieste emerge con vigore la rivendicazione della denominazione di “geometra laureato”.
Assodato che, non esiste una “laurea di geometra” è semplice capire che la qualificazione riguarda esclusivamente i geometri che hanno successivamente al diploma, conseguito la laurea triennale in urbanistica e pianificazione territoriale e ambientale, in scienze dell’architettura e dell’ingegneria edile o in ingegneria civile e ambientale.
Si tratta delle classi di laurea per il pianificatore junior, l’architetto junior e l’ingegnere junior, così come indicato nel DPR 328/2001. In effetti l’appellativo di “geometra laureato” risulta essere un triste adattamento di quelle figure junior che non riuscendo a trovare nessuna possibilità di lavoro in funzione agli studi universitari adempiuti, sono costretti a ripiegare su quelli precedentemente eseguiti, identificandosi professionalmente come “geometri laureati”.
C’è da precisare che ai fini dell’attività professionale il geometra laureato ha le stesse competenze del geometra diplomato, quindi la distinzione contribuisce a creare perlopiù solo una problematica confusione. Disordine, peraltro incoraggiato da molti appartenenti alla categoria dei geometri diplomati, per elevare la propria professione ed estendere arbitrariamente il campo di attività e di competenza.
Parallelamente infatti, a tale questione procede un’altra diatriba, riguardante per l’appunto le competenze. Nonostante il parere sfavorevole della Cassazione, che ha più volte escluso dalla portata dei geometri le costruzioni in cemento armato, ad eccezione degli stabili accessori agli edifici rurali – e dalla posizione successivamente seguita anche dal Tar Campania – il Consiglio nazionale dei geometri ha recentemente sottoposto la questione delle competenze a parere legale. Lo studio legale, ritiene che i geometri possano progettare anche abitazioni civili di piccole dimensioni, solo perché le norme non lo escludono esplicitamente. Ma le interpretazioni e le deduzioni sono poca cosa, se si pensa l’interesse generale del paese e se si tiene conto dell’importanza che rivestono le trasformazioni del territorio, dell’ambiente e del paesaggio. Se coscienziosamente si aspira alla salvaguardia e allo sviluppo sostenibile, alla tutela del patrimonio storico e alla sicurezza sismica, bisogna affidarsi alle mani sapienti di tecnici laureati che per istruzione, sensibilità culturale ed esperienza, agiscono in tal senso.
Visto le vicissitudini, è palesemente evidente l’urgenza di una legge sulle competenze professionali condivisa con tutte le categorie, ma nel frattempo confidiamo in un onestà intellettuale che rimuova inutili e dannose difese agli interessi di casta.
Ester Pizzo