Il convegno internazionale di architettura tenutosi a Tokyo questo settembre, ha rappresentato per tutti i paesi partecipanti un utile occasione di scambio e l’opportunità per condividere concetti ed idee progettuali, riflettendo sulla continua e sempre più accelerata metamorfosi che vive il nostro tempo. Il tema cardine dell’esposizione di quest’anno è stato il “Design 2050”, argomento affrontato ed approfondito seconde tre differenti prospettive: “Ambiente”, “Vita” e “Sopravvivenza”.
Nel padiglione “Italia 2050”, i progetti esposti mediante materiale audiovisivo hanno raccontato “La realtà italiana contemporanea – Italy Now”. La rassegna, promossa dall’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco e dalla Facoltà di Architettura della Seconda Università di Napoli “Luigi Vanvitelli”, ha presentato attraverso cento progetti la produzione architettonica che nell’ultimo decennio ha arricchito le regioni italiane. Questa vetrina internazionale, propagatrice del bel fare italico ha visto l’emergere di opere campane firmate dai partenopei Davide Vargas, IodiceArchitetti e Beniamino Servino. Tre opere: la casa ad Aversa di Vargas del 2004, la casa doppia a San Marcellino dello studio IodiceArchitetti del 2009 e la casa a Pozzovetere di Servino del 2006, elette rappresentanti di un linguaggio architettonico campano. Edifici d’autore che si stagliano su un territorio martoriato dal libero arbitrio, dove la cementificazione ha annichilito in gran parte il fulgido passato. Opere che meritano riconoscimento non solo per l’oggettiva valenza architettonica, ma soprattutto per la capacità di superare ostacoli di carattere culturale e ambientale, ricongiungendosi direttamente, ma in modo nuovo, a quel trascorso degno di memoria. Edifici ormai simbolo, osservati da una minoranza accorta ed erudita, come spiragli di luce in un ambiente tetro e statico. L’architettura in Campania oggi si ritrova in effetti, con il gravoso compito di scontrarsi con le barriere materiali e soprattutto mentali generate dal fare scriteriato. Ostacoli e preoccupazioni che investono quotidianamente l’attività di numerosi architetti, che amando la propria terra non vogliono rinunciare, seppur con fatica, al benessere collettivo.
Ester Pizzo