Quando l’ospedale salva, anzi resuscita. E’ accaduto al sessantenne Nicola I. colpito due volte da infarto in poco più di un mese. Dopo aver superato il primo episodio infartuale, grazie all’intervento tempestivo degli specialisti dell’Unità di Terapia Intensiva Coronarica del San Giuseppe Moscati di Aversa e dell’ospedale San Sebastiano di Caserta che, dopo l’emergenza
risolta nel presidio aversano, avevano trattato con una angioplastica l’arteria coronaria occlusa, impiantando anche uno stent, a causa di un dolore toracico acuto era stato costretto a fare ritorno all’Utic diretta da Gennaro De Marco. Ritenendo necessario ricorrere nuovamente alla cure degli specialisti aversani senza frapporre indugi Nicola è stato accompagnato in ospedale con l’auto di famiglia. “Erano le tre di notte –racconta la moglie Maria- quando mi ha svegliato per chiedere di andare al Moscati. Lamentava un dolore violento che gli squarciava il petto”. Accompagnato da Maria e dal figlio Mirko, in pochi minuti Nicola è arrivato al presidio ospedaliero aversano, senza passare per il pronto soccorso, ha raggiunto la porta d’accesso dell’Utic, ha bussato ma non è riuscito ad entrare. Non ne ha avuto il tempo. Mentre i sanitari arrivavano ha abbracciato la moglie, poi è caduto sul pavimento pronunciando la frase “sto morendo”. Il cuore si era fermato. Immediato l’intervento dei sanitari che, nel frattempo avevano aperto la porta dell’Utic. Vista la situazione hanno praticato immediatamente, sul posto, le manovre di rianimazione compresa la defibrillazuione cardiaca (dc shock). Una, due tre volte hanno provato a far ripartire il cuore di Nicola stimolandolo con una scarica elettrica ma ogni volta non c’è stata risposta. “Come prescrive la legge- racconta la moglie Maria presente, insieme al figlio Mirko, durante tutte le operazioni di soccorso- dopo tre tentativi inutile, così ci hanno detto, va registrata l’ora del decesso e dopo il terzo, inutile, tentativo uno dei medici ha proprio controllato l’ora perchè fosse registrata”. Ma a questo punto c’è stato il miracolo. Un miracolo, innanzitutto, della fede posta dal figlio che non aveva smesso un attimo di pregare Dio perchè il papà superasse l’episodio infartuale, e poi della caparbietà dei medici del Moscati che non volendo accettare l’esito infausto delle manovre rianimatorie, malgrado fossero già sul punto di registrare l’ora del decesso, hanno voluto tentare un’ultima volta a praticare lo shock elettrico defibrillando ancora una volta, l’ultima. “Il dottor Mario De Michele –ricorda la moglie- ci ha provato ancora una volta ed è stata la volta buona. Il cuore di mio marito è ripartito. Ha ripreso a battere regolarmente”. Oggi Nicola è a casa, in famiglia, grazie a un miracolo, testimoniato da un atto medico specialistico redatto da uno specialista del San Sebastiano che certificando le condizioni del paziente, andato a controllo in quel nosocomio qualche giorno dopo essere stato dimesso dal Moscati, recita testualmente “precedente occlusione completa coronarica destra trattata con angioplastica e impianto di stent, recente arresto cardiaco resuscitato con dc shock”.
ANTONIO ARDUINO