
Il 10 febbraio si è celebrata la “Giornata del Ricordo” per commemorare le migliaia di italiani dell’Istria e della Dalmazia che alla fine del secondo conflitto mondiale vennero uccisi, gettati nelle foibe, dai titini. Poi quelle terre passarono alla Jugoslavia e coloro che decisero di rimanere italiani, furono smistati in 109 campi profughi italiani, tra cui anche quello di Aversa, dove arrivano tanti che avevano un’unica colpa, quella di sentirsi italiani. Marino Micich, direttore dell’Archivio Museo Storico di Fiume gestito dalla Società di Studi Giuliani, che ha sede a Roma, al Laurentino, ha raccontato al Tempo di Roma la sua storia: “Nel ’56 mio padre e mia madre – racconta – vennero via da Zara rasa al suolo durante la guerra perché gli jugoslavi la segnalavano agli anglo-americani come roccaforte di resistenza. I miei avevano cercato di sopportare, legati alla loro casa. Papà era operaio edile, mamma lavorava in una fabbrica di reti da pesca. Ma il giogo dei titini s’era fatto insostenibile. Così quando Trieste tornò italiana e gli jugoslavi riaprirono le frontiere, decisero di andarsene. I nonni no, loro rimasero. La prima tappa dell’esilio fu il campo di smistamento di Udine. Dopo due mesi erano ad Aversa, in provincia di Caserta, uno dei 109 campi profughi disseminati nello Stivale. Ma in quel Sud povero il lavoro non si trovava. E il sussidio dello Stato bastava appena, racconta mia madre, a comprare un litro di latte e mezzo chilo di pane. Allora si trasferirono a Roma. Si stava completando l’Eur, si cercavano edili, c’era pure un alloggio, il villaggio operaio sulla Laurentina, dove ogni famiglia poteva contare su una camera. Io sono nato lì, nel 1960. Ho giocato tra i padiglioni per cinque anni, ascoltando racconti di fuga e speranze di rifarsi una vita. Così quello del Laurentino è diventato il quartiere”. Il fatto che Aversa senta propria questo spaccato della storia italiana lo testimonia il fatto che ogni anno c’è qualche convegno dedicato, nell’auditorium “Caianiello”, hanno parlato di “Foibe, il giorno del ricordo” gli aderenti ai movimenti giovanili del centro-destra. Un’iniziativa simile si è tenuta anche a Carinaro.
Sopra l’ex Campo profughi di Aversa (cartolina d’epoca della collezione Pizzo)