Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Bari, in collaborazione con lo Scico di Roma, ha eseguito dieci arresti sgominando un’alleanza tra la malavita foggiana e il Clan dei Casalesi, che avevano allestito una holding dedita alla produzuione di banconote da 20 euro false. Secondo quanto accertato i casalesi avrebbero ‘appaltato’ ai foggiani la stampa fornendo la carta filigranata.

Le accuse mosse dalla DDA di Bari, ed accolte dal gip del capoluogo pugliese, sono di falsificazione di moneta, furto e ricettazione. L’indagine scaturisce da un primo sequestro di carta filigranata eseguito dalla Guardia di Finanza a Barletta il 3 novembre del 2010. La refurtiva costituiva parte di un carico rubato dalla industria nazionale ‘Cartiere Fabriano’ (con sede, a Fabriano, in provincia di Macerata), concessionaria in esclusiva per la Banca d’Italia per la fabbricazione della carta per la stampa delle banconote in euro. L’inchiesta, svolta con l’ausilio di intercettazioni telefoniche, ambientali e servizi di appostamento, ha fatto venire alla luce i rapporti d’affari fra gli esponenti del clan campano, rappresentati da Angelo D’Errico, parente del noto boss Luigi Venosa, soprannominato ‘Giggin o’ Cucchiere’, e quelli della mafia del capoluogo dauno capeggiata da Savino Ariostini e Massimiliano Cassitti. L’indagine sulle banconote false ha, poi, portato alla scoperta di un’altra attività illecita della mafia di Foggia: quella del furto del rame. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati, oltre che altra carta filigranata per la produzione di banconote false e 20 euro falsi gia’ prodotti negli appartamenti di alcuni degli arrestati, appartamenti, locali commerciali e terreni a Foggia e provincia, nonche’ auto di grossa cilindrata per circa un milione e mezzo di euro. Con la Procura di Bari ha collaborato nelle indagini la Procura di Trani. La produzione di euro falsi realizzati dalle nostri parti, che prima dei blitz delle forze dell’ordine avveniva anche tra Giugliano e Aversa, ha destato un’attenzione particolare da parte della stampa ungherese.


Di red