I partiti sono morti, viva i partiti. Eh sì, perché non condivido chi vuole buttare a mare i partiti e basta. Un ordine si sostituisce con un altro ordine, non con l’anarchia. Vorrei dirlo ai tanti rivoluzionari da tastiera: questi partiti di oggi faranno schifo, saranno moribondi, etc., ma altri prenderanno il loro posto. E alla fine la sfida della politica non sarà scrivere 10.000 tweets, 1000 post su un blog o cliccare 100 “mi piace”
su facebook… La sfida sarà sempre e comunque chiedere e ottenere il consenso dei cittadini intorno alle proprie idee, ai propri valori, alla propria persona. In democrazia funziona così.
La terza repubblica secondo me avrà partiti sempre più leggeri. Più comitati elettorali che partiti. Comitati elettorali più o meno organizzati che spesso si risolveranno in leadership locali scelte liberamente dagli iscritti/elettori. E comitati elettorali che a livello nazionale si risolveranno in pochi valori di riferimento (come il PPE) e progetti politici chiari incarnati da leader non eterni che si presentano al Paese dopo aver superato una selezione interna.
Strutture leggere, quindi. Che verranno conquistate con le idee ma soprattutto con la capacità di queste idee di conquistare il consenso dei cittadini. Come? Con una organizzazione efficiente (le gambe…) ed efficace, che sarà valutata esclusivamente in base alla capacità di creare consenso. Questa organizzazione spesso sarà esterna al partito – e in alcuni a disposizione dello stesso – in modo da essere “libera” dagli equilibrismi interni dei partiti “tradizionali” che spesso portano all’immobilismo.