
(il Cardinale Generoso)
Guglielmo Sanfelice nacque ad Aversa, in un palazzo della strada a Lui intitolata, nell’aprile del 1834, da Giuseppe dei duchi d’Acquavella e da Giovanna dei baroni di Montegiordano.
Secondo i desideri dei genitori fu affidato, ancora a rampollo, alla Badia di Cava dei Tirreni (sul monte Finestrella) dove si distinse negli studi, acquisendo una formazione umanitaria di prim’ordine.
Ascritto alla chierica napoletana, seguì l’esempio e l’incoraggiamento dell’allora card. Sisto Riverio Sforza (che per un semestre fu anche vescovo di Aversa) e , a studi ultimati rimase nella Badia come docente d’italiano, latino e greco … ottenendo l’abilitazione didattica in lettere su campo di lavoro. E perché la sua missione fra i giovani potesse sortire più concreti e duraturi frutti fondò, sempre presso la badia, un rinomato Liceo-ginnasio (che porta il suo nome) del quale tenne la presidenza.
Ciò fino a quando Leone XIII lo elevò alla cattedra arcivescovile di Napoli, che tenne dal 1878 fino al giorno della sua morte, avvenuta 115 anni orsono.
Pur espletando la sua carica in un periodo difficile, quello post-unitario, svolse compiutamente la sua opera distinguendosi per lo zelo pastorale che l’animava e per il suo buon cuore.
Dotato di una innata generosità, si interessò anche delle principali problematiche sociali del suo tempo correndo sempre dove serviva la sua attiva presenza. Quando ad esempio nel 1883 un violento terremoto interessò la Campania, distruggendo Casamicciola, accorse subito sul luogo a portare il suo concreto conforto (non solo spirituale) ai sinistrati, occupandosi soprattutto degli orfani: ne adotto perfino due e uno di essi divenne, in seguito, un buon sacerdote.
Un anno dopo, durante l’epidemia di colera del 1884, essendo i colpiti alcune migliaia e non bastando gli Ospedali e i lazzaretti, aprì ai colerosi tutte le chiese necessarie.
E, quando il morbo cessò, l’Amministrazione comunale volle premiarlo donandogli una medaglia d’oro con su la scritta: <>.
Nel 1886 scese di nuovo in piazza, a fianco dei 4000 vetturini da nolo che morivano di fame, perorando presso l’allora Prefetto la loro causa … con confortevoli risultati.
Lo si rivide in piazza, nel 1893, per sedare paurosi tumulti popolari affrontando serenamente il pericolo e inducendo il popolo alla calma.
No vi fu opera di civiltà che non lo vide sempre in prima fila, con la sua benedizione e lo splendore della porpora romana che indossava; fu presente alla posa della prima pietra per la costruzione dell’acquedotto del Serino (e la sua innagurazione), che significava il risanamento della città e dei dintorni.
Quando, in occasione della ricorrenza del VII centenario della nascita del Poverello d’Assisi, padre Ludovico da Casoria fece imbandire una tavola per 5000 poveri, il nostro Sanfelice volle essere il primo a servire la mensa.
I napoletani, commossi, accogliendolo solennemente in città, gli donarono una Croce pettorale d’oro … colma di preziosi brillanti: questa Croce fu poi ceduta dal Sanfelice al Lavigerie per la sua <> in terra africana.
I napoletani, colpiti dal nobile gesto, raccolsero 25 mila lire e, riscattando la Croce, la ridonarono al buon Sanfelice … che la terrà sul cuore fino alla morte, avvenuta nel 1897. Aversa, che talvolta ricorda anche chi non dovrebbe ricordare, non può dimenticare Chi le ha dato maggiore lustro, Chi ha speso <> la sua giornata apostolica – a dirla con l’amico Capasso a favore degli altri, additando al popolo nuovi orizzonti di libertà e di civiltà.
Biografia – autore Antonio Marino