(Lettera pubblicata dal Corriere della Sera il 24/06/12).Vorrei esprimere solidarietà e vicinanza a tutti i fratelli coinvolti dal sisma che in Emilia Romagna ha provocato 24 vittime, tanti feriti e danni enormi alle cose, mettendo in ginocchio tanti imprenditori già provati dalla crisi che stiamo attraversando. Sono un anziano pensionato e ho vissuto in prima persona, il 23 novembre 1980 ore 19.23, il terribile sisma che colpì la Campania avendo come epicentro l’ alta Irpinia:

in quei paesi ci sono persone ancora alloggiate in prefabbricati in attesa di una vera casa e altri aspettano di essere risarciti dei danni subiti. All’ epoca (ero un tecnico dell’ acquedotto di Napoli), intervenimmo con diverse squadre nelle zone distrutte per riparare le condotte idriche dove era possibile, o installare condotte aeree provvisorie. Quel cataclisma costò la vita a oltre 2.000 persone e tanti, tanti paesi grandi e piccoli furono completamente distrutti; ecco perché la nostra comprensione è immensa: conosciamo che cosa significa attraversare quei momenti. Nel 1980 non esisteva la Protezione civile, intervennero i Vigili del fuoco, reparti militari, oltre a noi, Enel e volenterosi. I mezzi meccanici scarseggiavano, le tende militari, le roulotte e i container arrivavano a scoppio ritardato, e a qualcosa di caldo provvedevano i militari con le loro cucine da campo. Quelle scene e simili momenti segnano la vita e non si dimenticano mai! La mia vicinanza agli emiliani è immensa e se fossi più giovane sarei già partito per dare il mio aiuto. Dopo il disastro, i nostri giovani e meno giovani si recarono in Emilia Romagna e in Veneto in cerca di lavoro per il sostentamento delle famiglie rimaste in Campania. Molti lo trovarono e col passar del tempo alcuni si fecero raggiungere dai loro cari. Dispiace sottolineare che allora l’ accoglienza non fu certamente lusinghiera: si indicavano i terremotati con disprezzo, come se noi avessimo provocato la catastrofe, ma giudico inutile ripetere quello che allora veniva scritto. Oggi abbiamo perdonato e preghiamo in particolare per quei poveri lavoratori morti nelle fabbriche.

Mario Cammarota Giugliano in Campania (Na)