
L’autore della biografia di Alfonso Gallo è stata scritta da Antonio Marino.
Alfonso Gallo
(Ricercatore, storico e paleografo)
Se centoventidue anni or sono non avesse visto la luce Alfonso Gallo, gli aversani saprebbero molto poco sui primi due secoli di storia della loro città,in quanto le vicende locali, non raccolte e messe insieme, sarebbero rimaste disperse in quelle della storia più generale.
Se ciò non è accaduto, il merito come accennato è proprio di Alfonso Gallo, una delle menti più prolifiche che Aversa abbia espresso.
Gallo nacque ad Aversa il 24 marzo del 1890, in un momento delicato per la storia italiana e nostrana. Anni difficili in cui la celebrazione giubilare dell’Anno Santo, favorendo un certo risveglio religioso anche in città, spingeva i giovanissimi ad abbracciare la via del chiostro.
Ciò che fece anche Gallo, incline per natura alla tristezza, estraniandosi dall’ambiente circostante con l’entrare in seminario.
Su consiglio paterno, all’età di quindici anni, lasciò la clausura che aveva scelto in un momento di crisi e il Ginnasio e si iscrisse al Liceo, che lo vide pigro e superficiale.
Il fermentare della sua vita interiore, infatti, lo poneva in contrasto con le situazioni esterne immanenti che vedeva lontano dal suo modo di essere e di pensare.
Per fortuna, nel 1910, quando era studente universitario e tutto preso dagli studi storici e paleografici, conobbe Salvatore Di Giacomo che era allora, responsabile della biblioteca <>.
Ne nacque una profonda amicizia che durò a lungo, fino alla morte del poeta, e che determinò la sua vita.
Quando infatti, nel 1911, morì il padre di Gallo e la madre rimase vedova, con sei figli da sfamare, Salvatore Di Giacomo riuscì a far assumere il giovane Alfonso dalla Società Storica Napoletana che lo impiegò nell’ordinamento dei documenti medioevali posseduti.
Incominciò da, allora, anche se contrastava con l’urgente bisogno di guadagno, il suo prezioso tirocinio di esperienze che l’aiutò moltissimo a proseguire negli studi.
Laureatosi in lettere, lasciò la città di Napoli per recarsi a Firenze dove continuò il suo perfezionamento nl locale Istituto superiore: tutto un fervore di studi e di opere.
Dopo una breve parentesi d’insegnamento nelle scuole medie, intensificò i viaggi e le sue ricerche scientifiche; poi vennero i concorsi, la guerra, il pensionato della Scuola storica nazionale e la libera docenza che lo indussero ad andare oltre nel campo della ricerca.
Fu libero docente di Paleografia latina e professore incaricato di Biblioteconomia nell’Università di Roma.
Nel 1922 iniziò la sua collaborazione al <> di Aversa, alla quale rimase sempre profondamente legato, scrivendo servizi sulle vicende normanne della città.
Nel 1932 seguendo un suo piano, espresso in vari congressi e con gli scritti, si dedicò al riordino e risanamento di tutte le Biblioteche italiane spostandosi, per incarico governativo, in alcune delle principali città della Penisola.
Per i suoi studi sul deterioramento librario e sulle misure da prendere, venne eletto nel 1940 direttore dell’Istituto nazionale di Patologia del libro di Roma assurgendo a fama internazionale. Questo istituto da lui fondato nel 1938, attualmente, porta il suo nome.
Si spense prematuramente, all’età di sessantadue anni, il 1 dicembre del 1952.
La città natale, che nel 1988 l’ha ricordato ristampando la sua opera migliore, gli ha dedicato una stradina ed un istituto scolastico.
Il Gallo, nel corso della sua esistenza, ha scritto moltissimo su giornali e Riviste specializzate licenziando alle stampe alcune importanti pubblicazioni di carattere storico paleografico nonché scientifico.
Come <> nel periodo normanno, <> che è una specie di regesto, compilato tra la fine del secolo XII e l’inizio del XIII, che contiene antichissimi documenti del monastero omonimo la cui copia originale fino al 1826 era in possesso delle monache di clausura del posto; e ancora <>, edito nel 1927 dalla Società Napoletana di Storia Patria, ristampato nel centenario della nascita dell’autore dall’Archivio Storico Diocesano di Aversa e dal Gazzettino Aversano con il contributo del dottor Giovanni Lama, in cui si trovano raccolti moltissimi atti e documenti normanni aversani.
Tra, le pubblicazioni scientifiche segnaliamo << Le malattie del libro>> e quella più specifica riguardante la <> che ebbe risonanza internazionale per le nuove cure e tecniche a difesa del patrimonio librario minacciato dai parassiti (dagli agenti di sorta).
Il nome di Alfonso Gallo, per gli aversani, è legato soprattutto al libro <>, licenziato alle stampe nel 1938, che vide la luce per la prima volta, nell’Itea (Industrie Tipografiche Editoriali Assimilate) di Napoli.
Un volume denso di notizie, di circa 220 pagine, che, oltre alla prefazione e all’appendice finale con i carmi del poeta Alfano, si compone di undici capitoli riguardanti la presenza normanna in Aversa e nella Liburia: Rainulfo, i suoi successori, l’ultimo periodo, la città, la Liburia, la feudalità, l’economia, le persone, la Chiesa e il clero. Il monastero di San Lorenzo e il monastero di San Biagio. Una presenza che abbraccia quasi due secoli, che si avvita intorno alla Contea che fu istituita come ben si sa da un avventuriero su territori bizantini e longobardi, la quale rappresentò la prima <> di un nuovo ordinamento feudale che procreò, più tardi, la più antica monarchia italiana. Alcune delle opere citate si trovano presso la locale Biblioteca civica.