(da Bloq.it) Il 2 luglio 1983 due bambine scomparvero nel quartiere popolare napoletano di Ponticelli. Erano Barbara Sellini e Nunzia Munizzi di 7 e 10 anni. Furono ritrovate il giorno dopo, legate ed in parte carbonizzate, in un canalone vicino via Argine. Sul loro corpo segni di sevizie e percosse che subirono prima di essere uccise e bruciate con una tanica di benzina. Un fatto di cronaca nera efferato,

che in quell’estate dell’ 83 sconvolse un paese intero. Di quel delitto furono accsuati tre giovani del quartiere: Ciro Imperante, Giuseppe La Rocca e Luigi Schiavo, che furono condannati all’ergastolo. Molti, tuttavia, sono i dubbi sull’effettiva partecipazione dei tre ragazzi, allora poco più che maggiorenni a quel drammatico delitto e, pressanti, sorgono alcuni interrogativi a cui il procedimento nei loro confronti non ha dato ancora risposte.

Di questa brutta storia, delle due bambine morte, dei tre ragazzi di Ponticelli, e del tentativo di riaprire il processo si parla all’interno dell’ultimo libro di Giuliana Covella, “L’uomo nero ha gli occhi azzurri”, edito da Guida, che si pone su una tesi innocentista a favore dei tre condannati per l’omicidio delle due bambine.

La pubblicazione è stata presentata giovedì 5 luglio presso la libreria “Il dono”, in collaborazione con il presidio “Libera – zi Gennà” e la testata giornalistica “Bloq Network”. A dare animo alla discussione la stessa scrittrice del libro, Giuliana Covella, il referente di Libera Aversa, Michele Docimo, la redattrice di Bloq, Giusy Clausino, e lo scrittore nonché collaboratore di Bloq, Pino Imperatore.

“Io non sono un giudice e non creo sentenze. Voglio solo approfondire ciò che successe quell’estate perché qualcosa non quadra nell’impianto accusatorio contro i tre condannati. Io non sono stata mai convinta della loro colpevolezza “, così la scrittrice Covella, autrice del libro, che ha indagato a fondo su questo terribile fatto, accaduto nel luglio del 1983, andando a Ponticelli, e incontrando chi fu accusato di quel delitto: i tre ragazzi che ora vivono in libertà vigilata con obbligo di firma. Nel libro sono presenti molti punti oscuri che ancora devono trovare una certezza. L’arma del delitto non è mai stata trovata, il supertestimone che accusò i tre, fu costretto a testimoniare da un pentito della Nco di Cutolo ed inoltre una terza ragazza dice che le due bambine salirono su una 500 di un tale indicato come “Gino tarzan tutte lentiggini”. La verità su questi punti ancora deve venire a galla, in attesa del responso che a settembre verrà sulla richiesta, avanzata da un pool di avvocati, per riaprire il procedimento e dimostrare la completa non colpevolezza dei tre di Ponticelli. Verità che per Michele Docimo, referente di Libera, “Deve essere trovata. Non è scandaloso, infatti, avere una verità oggi e una domani. Il vero scandalo è non avere una verità”.

Dopo gli interventi dei relatori c’è stato anche un dibattito che ha visto dividere il pubblico tra innocentisti e colpevolisti. Tuttavia unanime è stato riconosciuto il buon lavoro della scrittrice che a detta di Pino Imperatore, autore di “Benvenuti in Casa Esposito”, è un ottimo esempio di giornalismo, di quello che che va sul posto per scovare notizie e che nonostante l’emotività a cui è sottoposta l’autrice, riesce a mantenere sempre una razionalità fredda nella stesura del libro.

Dopo la presentazione un ricco buffet è stato offerto dalla pasticceria “La fonte del dolce”.

di Domenico Cristiano


Di red