Il clamoroso caso di 3 miliardi di vecchie lire accreditati per errore dalle Poste sul conto di uno degli arrestati
Tre fratelli e un nipote del boss Michele Zagaria sono stati arrestati, insieme ad altre cinque persone, nell’ambito dell’operazione “Thunderball 2” eseguita dalla Polizia e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Secondo le accuse sarebbero state compiute condotte estorsive nei confronti dell’imprenditore Roberto Battaglia, titolare di un’azienda bufalina, il quale di fronte a prestiti usurai sarebbe stato costretto dal Clan dei Casalesi a vendere attrezzature e beni. Tra i destinatari delle misure cautelari anche Antonio Zagaria, 50 anni, fratello di Michele, ritenuto il reggente dell’organizzazione criminale dopo l’arresto del boss, gli altri due fratelli del boss, Carmine e Pasquale, di 52 e 48 anni, le ordinanze sono state notificate in carcere. In arresto anche il nipote Filippo Capaldo (scarcerato circa un mese fa), Raffaele Capaldo, Francesco Capaldo, Ciro Benenati, Nicola Diana e Pasquale Fontana. L’arresto di Antonio Zagaria è avvenuto, in corso Europa, a Casapesenna. L’ordinanza di arresto emessa dal gip di Napoli Maria Vittoria Foschini, fa riferimento anche ad una truffa da 3 miliardi delle vecchie lire ai danni delle Poste Italiane realizzata nel 2000 da Francesco Capaldo, 83 anni, che poi versò parte dell’inatteso bottino ad affiliati del clan Zagaria, tra cui il figlio Raffaele e Beatrice Zagaria, sorella del boss Michele, allora latitante. Capaldo è stato l’unico indagato a finire ai domiciliari, in ragione dell’età. La vicenda nacque dall’errore di un’impiegata del Centro Operativo di Roma del servizio Bancoposta, che avrebbe dovuto accreditare sul conto di Francesco Capaldo un assegno pari a 2 milioni di lire, versando invece 4 miliardi; uno sbaglio enorme. Appena accortosi dell’errore, Capaldo si affrettò a prelevare il più possibile; in meno di un mese, è emerso, si impossessò di tre miliardi delle vecchie lire, quindi il 27 dicembre 2000 dopo la denuncia di Poste Italiane il conto fu bloccato e sequestrato. Parte di quei soldi sarebbe servita anche per i prestiti usurai all’imprenditore Roberto Battaglia a titolo di caparra per l’acquisto di un’abitazione.
http://www.facebook.com/pages/Corriere-di-Aversa-e-Giugliano/283505488416630