
Uomini, fatti e ritratti (da Osservatorio Cittadino)
La Rubrica, curata da Alessandro Carotenuto, si avvale delle illustrazioni del pittore Carlo Capone, sito Web:www.carlocapone.it e-mail:caponart@alice.it.
Il testo è scritto da Antonio Marino.
ROBERTO VITALE ( Il Cantore aversano)
Il Can. Roberto Vitale fa parte del “gotha” degli appassionati cultori di memorie patrie, principalmente ecclesiali, del nostro Novecento.
Quello che, saldano insieme e ampliano i pezzi di storia mancanti, ha dato forse più impulso alle continue ricerche delle nuove generazioni.
Punto di riferimento e anello di congiunzione tra il vecchio e il nuovo, Vitale vide la luce in Aversa il 3 luglio del 1885, frequentando le locali scuole elementari private.
Ultimate le quali nel 1896 fu messo dal padre Nicola, che era un farmacista, a studiare nel locale Seminario Piccolo dove ebbe modo di acquisire una solida preparazione culturale.
Distintosi tra i seminaristi, nel 1907 fu nominato Diacono e, un anno dopo, sacerdote dall’allora vescovo Francesco Vento.
Che nel 1909 lo volle docente, come pure il suo successore Settimio Caracciolo, nel Seminario vescovile dove si fece amare dai discepoli spendendo le migliori energie.
Chiamato alle armi nel 1917, partì per il fronte col grado di Tenente Cappellano venendo assegnato alla IX Compagnia della Sanità.
Decorato sul campo per la sua abnegazione, fece ritorno nella città di origine nel dicembre del 1918 divenendo Cappellano del Reclusorio militare aversano e della comunità dei Profughi del trentino.
Assolse, a cominciare dal 1921, vari incarichi nell’Associazione Cattolica avendo l’onore di essere eletto Cameriere segreto, Prelato domestico e Protonotario Apostolico…per scelta pontificia.
Il vescovo Caracciolo nel 1923 lo nominò Canonico soprannumerario del Capitolo cattedrale e nel 1928 Teologo del Duomo e Prefetto degli Studi nel Seminario, nonché direttore del Bollettino diocesano che condusse con scrupolosa competenza….anche sotto i vescovi Cesarano e Teutonico.
Fecero seguito altri incarichi come quelli di Direttore della Biblioteca civica di Aversa, nel 1937, e di Ispettore onorario dei Monumenti del Comprensorio Atellano nel 1938.
Nel 1940, decorato dalla C.R.I. , divenne Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia e Giudice del Tribunale diocesano ecclesiastico.
Un anno dopo, nel 1941, fu nominato Decano del Capitolo Cattedrale e Docente di religione nel Liceo-Ginnasio “D. Cirillo” di Aversa inculcando negli studenti il suo nobile sentire.
Il nome di Roberto Vitale , ottimo conferenziere e membro dell’Arcadia di Roma, è legato massimamente alla sua forte passione per la storia aversana e diocesana per la quale immolò se stesso.
Producendo, nel corso della sua esistenza, un numero imprecisato di opere e scritti vari come storiografo e giornalista, che, anche non avendo un gran pregio scientifico, costituiscono un prezioso e ricco cassetto di utilissime notizie.
Nelle quali hanno frugato ( e frugano ), diversamente, un po’ tutti i cultori e ricercatori di memorie patrie nostrane.
Tra le sue pubblicazioni (edite per i Tipi Noviello, Macchione e Nappa) si citano le biografie del can. Gaetano M. De Fulgure e il musico Domenico Cimarosa, il Dizionarietto degli Aversani illustri e notevoli, i Quaderni di Storia e di Arte aversana, le raccolte di Poesie, una Guida di Aversa e della Diocesi (inedita), il primo Breviario diocesano e i libretti “La Cappella Lauretana nella Cattedrale di Aversa”, “La Reliquia della Sacra Spina di Gesù” che si venera nel Duomo, “Le rovine dell’Antica Atella”, ” Quasi un secolo di Storia aversana” Oltre gli scritti di storia, arte e tradizioni aversane…senza contare le piccole monografie e i lavori filodrammatici.
Dopo un’intensa vita, spesa interamente per il prossimo e le ricerche, il can. Vitale chiudeva gli occhi il 29 marzo 1956, all’ età di settantuno anni, compianto da tutti.
Fu abbattuto di schianto da una emorragia cerebrale, nella notte tra il mercoledì e il giovedì della Settimana Santa (fuori nevicava), mentre stava correggendo le bozze di un suo nuovo volumetto di preghiera.
Con la sua morte la città di Aversa, a dirla col Capasso, perdeva “La vestale delle sue memorie religiose e civili”…quello che l’aveva maggiormente illustrata nel corso della prima metà del Novecento.
La Gazzetta Aversana, che l’aveva avuto come collaboratore, gli dedicò un significante speciale e, in seguito, ne pubblicò (a puntate) l’ ultimo lavoro sulla “Cattedrale Normanna” per esaltarne la memoria.
Molto tempo dopo il Comune natìo, spinto dagli studiosi locali, gli dedicava una stradina cittadina per eternare il multiforme ingegno e per ringraziarlo per quanto aveva prodotto e lasciato.
Antonio Marino