La Direzione Distrettuale Antimafia di Venezia ritiene che abbiano costituito un’associazione a delinquere collegata al Clan dei Casalesi, ma i difensori ritengono che i loro assistiti non hanno nulla a che vedere con i boss di Casal di Principe, e che al massimo potrebbe trattarsi di un’associazione a delinquere “semplice” e non di stampo camorristico.

 Nei giorni scorsi il pubblico ministero Roberto Terzo, della DDA di Venezia, in un processo in corso a Padova, ha chiesto varie condanne: 10 anni per Marzio Casarotto, 45enne imprenditore della provincia di Rovigo, per Jhonny Giuriatti, 39 anni residente nel padovano, 16 anni e 7 mesi (poi condannato a 11 e 9 mesi), per Elisa Lunghi, 43 anni della provincia di Milano, 4 anni e 11 mesi (poi assolta per insufficienza di prove) e Alberto Parisi, 49 anni di Mondragone, 7 anni e 3 mesi (condannato a 4 anni e 8 mesi). Il Pm Terzo nella sua requisitoria ha sottolineato che il gruppo avrebbe utilizzato il nome dei Casalesi pagando un “obolo”, una sorta di franchising del marchio criminale. Sia Casarotto che Giuriatti sono tuttora in carcere, il primo a Padova e l’altro a Parma. Si tratta di uno dei filoni processuali scaturiti dalle attività di Mario Crisci, 36enne di Castelvolturno (già condannato a 20 anni) soprannominato “o’ dottore”, dominus della finanziaria Aspide, costituita nel 2009, la quale agiva nel Padovano e che secondo le accuse avrebbe attuato attività di strozzinaggio.

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Di red