“Se non è di Aversa desisti”, così disse Totò in una celeberrima battuta cinematografica passata alla storia. Il principe de Curtis si riferiva alla regina dei formaggi, la Mozzarella di Bufala di Aversa. Battuta che se fosse stata pronunciata per un altro prodotto sarebbe stata usata a spron battuto per il marketing, ma da noi è pretendere troppo.
La Mozzarella di Bufala di Aversa è un prodotto la cui specificità non è protetta da alcun marchio che ne valorizzi la denominazione “Aversa”, intesa anche come conurbazione Aversana. E’ da anni che da questo giornale denunciamo che non esiste un marchio che identifichi la nostra Mozzarella di Aversa, i produttori nostrani si sono inseriti in un Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana dop, che si contrappone a qualsiasi sussidiario di geografia in uso nelle scuole elementari, esso indica come aree di produzione della mozzarella “campana” anche zone della Ciociaria, del Basso Lazio e della Puglia. Inoltre ha sede in maniera illogica in un luogo che con il prodotto non ha quasi nulla a che vedere, a San Nicola la Strada. Almeno abbiano il buon gusto di trovarsi un appartamento ad Aversa. Inoltre alcuni produttori nostrani fanno parte della Confindustria di Caserta, una località avulsa dalla zona aversana, e non si capisce perché non costituiscono la Confindustria di Aversa, che c’era ed alla chetichella fu chiusa senza mai aver dato una spiegazione pubblica di un atto così pesante. Adesso una recente normativa che entrerà in vigore tra poco, imporrà a produttori di separare gli stabilimenti dove si produce la “Mozzarella di Bufala Campana dop” da quelli in cui si producono altri prodotti caseari, cosa che costringerà molte aziende piccole a fare scelte drastiche. E’ il momento per i produttori della zona Aversana di registrare il nome Mozzarella di Bufala Aversana, la vera “regina dei formaggi”.
Salvatore Pizzo
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