Il precariato nazionale va articolandosi in forme sempre più pericolose che fanno dell’apprendistato un’arma letale soprattutto per i giovani. Una nuova pratica che trasforma il lavoro in una formazione gratuita, continuativa e senza via di sbocco. Adesso sono le pubbliche amministrazioni a richiedere lavoro senza compenso, numerosi infatti sono i bandi pubblicati dai comuni di tutta Italia che richiedono competenze specifiche a professionisti operanti nei più disparati campi, in cambio di una mera annotazione sul curriculum.
I vari enti ridotti sul lastrico da spending review e da gestioni dilapidanti, sempre più spesso emanano bandi che non prevedono emolumenti per servizi concessi da professionisti qualificati. “L’esperienza” ormai sembra essere l’escamotage più diffuso per estorcere ai giovani, e non solo, lavoro gratuito. A tal proposito sono scesi in campo sindacati e associazioni per rivendicare il diritto al compenso così come sancito dall’articolo 36 della Costituzione: “Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Numerosi anche gli osservatori nati negli ultimi anni per vigilare sulle richieste inique soprattutto in riferimento all’affidamento di incarichi pubblici, col fine di dare appoggio a chi ne avesse bisogno e chiarire la delicata ma sostanziale differenza tra: periodo di apprendistato con eventuale rimborso spese, fondamentale per l’acquisizione di esperienza, e libera professione con relativo e obbligatorio compenso.
Ester Pizzo
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