Il fatto che l’indotto commerciale – mediatico nato dal libro “Gomorra” sia stata un’occasione di lucro per la camorra è oramai un fatto cristallizzato anche da una sentenza, altro che paura e minacce per i contenuti del libro (del resto si tratta di contesti raccontati tutti i giorni da decine di cronisti locali in prima linea). Dopo i numerosi “attori” legati al Clan dei Casalesi, molti dei quali arrestati anche per gravi fatti di camorra, hanno recitato se stessi all’interno del film di cui avrebbero avuto così paura, un’altra dimostrazione che Gomorra “piace” ai clan in quanto occasione di pubblicità di risonanza mondiale e lucro arriva da una recente decisione del Giudice delle indagini preliminari, Marina Cimma, del Tribunale di Napoli.

Questa volta la vicenda riguarda l’omonima serie tv trasmessa da Sky: Cattleya, la società che ha l’ha prodotta e che, a differenza della Federazione Nazionale Antiracket, ha deciso di non costituirsi come parte civile, secondo gli inquirenti avrebbe pagato tangenti al clan Gallo di Torre Annunziata per giare in una villa appartenuta al boss poi acquisita dallo Stato: Francesco Gallo, il boss di Torre Annunziata il padre, Raffaele, e la madre, Annunziata De Simone, sono stati condannati a 8 anni per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Siamo davvero sicuri che la Camorra voglia uccidere l’autore di Gomorra?
Salvatore Pizzo

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