Dalla bozza di decreto legislativo sui nuovi criteri estimativi, che approderà domani in Consiglio dei Ministri, emergono una serie di misure che preoccupano i tecnici e che destano perplessità nei non addetti ai lavori.

Le riforma del catasto prevede sostanzialmente una serie di cambiamenti che muteranno l’attuale sistema di classificazione e di valutazione patrimoniale, ma introduce anche delle misure che potrebbero complicare e favorire l’abuso mediante l’autocertificazione.

I cambiamenti riguarderanno la differente indicazione della consistenza degli immobili, espressa in metri quadri e non più in vani, e la determinazione delle rendite e dei valori patrimoniali per i quali saranno presi in considerazione la zona, lo stato di conservazione dell’immobile, l’affaccio, il piano e la presenza di un ascensore. Le unità immobiliari ad uso abitativo saranno inserite nella categoria ordinaria O/1, mentre i criteri per l’identificazione di ville, castelli e immobili signorili, saranno chiariti da un successivo decreto del Ministero delle Finanze. Nel nuovo catasto fabbricati dovranno essere iscritte le costruzioni o porzioni di esse ancorate in modo fisso al suolo, gli edifici sospesi o galleggianti assicurati in modo fisso al suolo, i prefabbricati usati stabilmente nel tempo, i beni comuni a più unità immobiliari. Mentre vanno iscritti senza attribuzione della rendita, le costruzioni in fase di realizzazione, gli immobili degradati, gli edifici di culto, i lastrici solari, le aree urbane e i beni comuni a più unità immobiliari inidonei ad utilizzazioni produttive di reddito. Non andranno iscritti invece i manufatti con superficie coperta inferiore a otto metri quadri, i manufatti privi di copertura, le vasche per l’acquacoltura e l’irrigazione, le tettoie di altezza utile inferiore a 1,80 metri e i manufatti precari senza fondazioni e non stabilmente infissi al suolo. 

Per avere un quadro d’insieme sulle caratteristiche degli immobili, saranno utilizzate anche le banche dati dell’Agenzia delle Entrate e dei Comuni, che predisporranno di piani operativi uniformi. I proprietari potranno partecipare trasmettendo i dati in loro possesso in modalità telematica, ed altre informazioni potranno essere richieste dall’Agenzia delle Entrate con l’invio di appositi questionari. Quest’ultima fase preoccupa quanti non hanno le competenze per poter interagire direttamente con l’Agenzia delle Entrate, fornendo informazioni tecniche non sempre discernibili. Ma la misura turba anche i professionisti dell’edilizia e quanti tengono alla trasparenza e all’efficacia del sistema catastale. A causa di questa sorta di autocertificazione effettuata da persone non competenti in materia potrebbe complicarsi ulteriormente la situazione catastale, ma ancora più allarmante è la possibilità che si dona ai soggetti mal intenzionati nel far passare in silenzio gli abusi. Seppur le rilevazione e i sopralluoghi  restano sotto il controllo dei tecnici, così come previsto dalla bozza di decreto del 22 dicembre 2014, che prevede che l’Agenzia delle Entrate possa stipulare delle convenzioni con gli ordini e i collegi professionali per l’esecuzione di queste attività, le misure contenute nella riforma mettono a rischio la trasparenza e potrebbero determinare il rischio di contenziosi.

A riguardo si è espresso anche il presidente di Confedertecnica, Calogero Lo Castro, che ha diffuso un comunicato nel quale dichiara che il Governo ha attuato una finta riforma: “In un Paese dove sin troppi abusi vengono oggi largamente tollerati”. Lo Castro sottolinea inoltre che: “Mentre l’Europa privilegia le certificazioni puntuali e premia la professionalità dei tecnici, da noi si riafferma un vecchio modo di fare ‘all’italiana’, improntato alla scarsa precisione, con controlli inficiati dalle scarse risorse e Comuni incaricati di svolgere attività su cui non hanno alcuna autorità”.

{fcomment}.

Di e.p.