Si chiamava Celestine Iweanya, il giovane nigeriano che nella notte tra lunedì 25 e martedì 26 maggio, ha perso la vita dopo un volo di circa 12 metri, precipitando dal terrazzo del centro Caritas di Aversa, in via Sant’Agostino.
Da quanto è emerso il ragazzo, di solo 20 anni, ha deciso di farla finita lanciandosi nel vuoto, perché preso dalla solitudine e dallo sconforto. La vita per il giovane immigrato, giunto su uno dei tanti barconi attraccati a Lampedusa, appariva ormai triste e buia. Nonostante l’accoglienza ricevuta nel luglio dello scorso anno dal Centro Polivalente Madre Teresa di Calcutta di Aversa, non riusciva a vedere davanti a se un futuro. Una morte inaspettata e straziante quella di Celestine, che ha sconvolto quanti operavano nella struttura normanna situata in pieno centro storico, e gli ottanta immigrati ospitati. Non era solo Celestine, poiché con lui convivevano altri stranieri, dormiva in una cameretta con altre tre persone, frequentava la zona destinata al culto, diversificata per religioni, pranzava e cenava nella mensa sempre piena di persone provenienti da ogni parte del mondo, eppure il distacco dai suoi affetti e dalla terra natia lo hanno catapultato in uno stato depressivo dal quale non è riuscito più ad uscire.
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