Oggi, in occasione della Festa dell’Epifania, si terrà ad Aversa “Il pranzo dell’accoglienza, dell’inclusione e della solidarietà”, presso la mensa della Caritas Diocesana, in via Cesare Golia 31. Un appuntamento ormai simbolico, capace di coniugare il valore della tradizione con un forte messaggio civile e umano.
L’iniziativa è promossa da Confesercenti Campania, di cui è dirigente Maurizio Pollini, in collaborazione con alcune eccellenze imprenditoriali del territorio aversano e con il sostegno di don Carmine Schiavone, direttore della Caritas di Aversa e delegato regionale Caritas Campania.
Al pranzo prenderanno parte autorevoli rappresentanti delle istituzioni civili e religiose,
esso è rivolto agli ospiti della Caritas Diocesana di Aversa: clochard, anziani soli, famiglie in difficoltà, cittadini stranieri e italiani accomunati da fragilità economiche ed emotive. Un microcosmo umano che, attorno a una tavola condivisa, ritrova ascolto, rispetto e senso di appartenenza.
«Fare del bene ti fa stare bene – sottolinea Maurizio Pollini – e quando l’attenzione è rivolta alle persone più fragili, questo benessere cresce ulteriormente. Negli ultimi anni, purtroppo, il numero delle persone bisognose è notevolmente aumentato». Il commendatore Pollini ripercorre anche le origini dell’iniziativa, nata anni fa con don Vincenzo Cacciapuoti e con l’allora vescovo di Aversa mons. Mario Milano (…)».
Il pranzo non è pensato come un semplice momento conviviale, ma come un’occasione per accendere i riflettori su un disagio sociale sempre più diffuso. «Questa iniziativa nel tempo ha creato autentica inclusione – aggiunge Pollini – favorendo delle opportunità di lavoro per alcune persone che vivono un momento di difficoltà, restituendo dignità e fierezza alle persone».
Nel corso dell’iniziativa, volontari, associazioni, commercianti e cittadini affiancheranno gli ospiti della mensa, offrendo non solo un pasto caldo, ma soprattutto ascolto, attenzione e vicinanza. «Qui non si viene solo per mangiare – spiegano gli organizzatori – ma per sentirsi meno soli, per essere chiamati per nome, per ritrovare serenità. La nostra assistenza è morale e spirituale prima ancora che materiale».