Il gup del Tribunale di Salerno, Giovanni Rossi, ha prosciolto il tenente colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo. L’ufficiale era accusato di concorso nell’omicidio di Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” di Pollica ucciso il 5 settembre 2010, e di partecipazione a un’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, ipotizzata come movente del delitto.
Nelle motivazioni della sentenza, il giudice ha chiarito che il quadro probatorio raccolto dalla Procura non è sufficiente a sostenere un giudizio dibattimentale con una “ragionevole previsione di condanna”.
Secondo l’impianto accusatorio, Cagnazzo non avrebbe avuto un ruolo materiale nell’esecuzione del delitto, ma avrebbe pianificato un depistaggio immediato per orientare le indagini verso la pista della microcriminalità (il pregiudicato Bruno Humberto Damiani). Questa condotta avrebbe dovuto proteggere una rete di narcotraffico scoperta dal sindaco.
Tuttavia, il gup ha evidenziato la totale assenza di riscontri concreti: dagli atti non emerge alcuna prova di un accordo preventivo tra il colonnello e i killer, rimasti ignoti, né della sua appartenenza a sodalizi criminali.
La decisione del giudice si fonda anche sulla fragilità dei testimoni chiave, giudicati privi di credibilità e basati su ricostruzioni indirette.
Pierluca Cillo aveva inizialmente legato Cagnazzo al traffico di droga nel porto di Acciaroli, salvo poi ritrattare e ammettere che si trattava di sue supposizioni.
Per quanto riguarda le dichiarazioni di Romolo Ridosso ed Eugenio D’Atri, sono state definite “reticenti, ondivaghe e contraddittorie”, oltre che dichiarate in parte inutilizzabili dalla Cassazione.
In conclusione, il giudice ha rilevato lacune investigative tali da rendere prevedibile un esito assolutorio, escludendo una compartecipazione, anche solo morale, di Cagnazzo.