Si è conclusa dopo quattro giorni la latitanza di Luciano Donadio, 60 anni, considerato dagli inquirenti il vertice della cellula del clan dei Casalesi radicata per anni a Eraclea e nel Veneto orientale. L’uomo è stato arrestato sabato 10 ottobre 2026 a Vicenza dagli agenti della Polizia di Stato, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Venezia.

Su di lui pendeva un ordine di carcerazione per una condanna definitiva a 30 anni di reclusione per associazione di stampo mafioso, estorsione, usura e altri reati finanziari.

La fuga e la cattura nei pressi del carcere

La breve fuga di Donadio era iniziata martedì 6 ottobre 2026, non appena la Corte di Cassazione aveva respinto i ricorsi della difesa, confermando l’impianto accusatorio del maxiprocesso. Quando le forze dell’ordine si erano presentate nella sua abitazione per condurlo in cella, il sessantenne era già svanito nel nulla.

Le ricerche, estese a tutto il territorio regionale, si sono concentrate sabato mattina nei pressi della casa circondariale di Vicenza. È qui che i poliziotti lo hanno individuato e bloccato. Secondo le prime ricostruzioni, Donadio si trovava in quella zona con l’apparente intenzione di costituirsi proprio nel penitenziario berico, dove è attualmente detenuto anche il figlio.

La fine di un impero criminale nel Veneto orientale

L’arresto di Donadio mette la parola fine a una vicenda giudiziaria monumentale, iniziata quasi vent’anni fa. Le prime indagini della Guardia di Finanza risalgono infatti al 2008, nate quasi per caso da un controllo su un flusso di banconote false, per poi allargarsi progressivamente fino a svelare un vero e proprio “sistema” di condizionamento dell’economia locale.

Secondo le sentenze ormai passate in giudicato, la consorteria criminale guidata da Donadio non agiva più con i metodi violenti della camorra campana degli anni ’90, ma attraverso una strategia di infiltrazione silente nel tessuto economico del Nordest. Tra i settori più colpiti figuravano l’edilizia, il movimento terra e il turismo balneare, con l’imposizione di subappalti, il ricorso al credito usuraio per gli imprenditori in difficoltà e il controllo del territorio.

Con il verdetto della Cassazione e il successivo arresto del capo della cellula, si chiude uno dei capitoli più significativi e inquietanti sulla presenza delle mafie storiche nella regione Veneto.

Di red