In merito all’ articolo (Corriere, 2 febbraio) dal titolo «Lorsignori, senatori dell’ abuso edilizio», nessuno quanto il senatore Croce ebbe a cuore il rispetto della unitarietà dell’ ordinamento giuridico dello Stato. L’ iniziativa parlamentare dei senatori campani mira ad assicurare proprio l’ osservanza di questo fondamentale principio. Ci siamo «limitati» a chiedere l’ applicazione di una legge della Repubblica (L. 326 del 2003) anche ai cittadini campani, ai quali, questo sì motivo di vero scandalo, fu di fatto negata la possibilità di accedere ad un istituto – quello appunto del condono edilizio –

a seguito di due provvedimenti normativi della regione Campania (delibera di Giunta Regionale n. 4459 del 30 settembre 2002 e legge regionale n. 10 del 2004) che, non certo noi Senatori, ma la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimi con due distinte pronunce (sent. n. 199 del 28 giugno 2004 e sent. n. 49 del 10 febbraio 2006). Quanto, poi, alla «oscena» proposta di soppressione delle parole «dei beni ambientali e paesistici» riportate alla lettera d) del comma 27, essa risponde, in funzione chiarificatrice, all’ esigenza di applicare correttamente il pronunciato della Corte Costituzionale che, con la sentenza n. 49/2006, ha affermato che la richiesta di condono può essere inoltrata anche in aree sottoposte a vincolo. È ovvio che questo non significa, diversamente da quanto asserisce Gian Antonio Stella, che l’ interessato consegua la sanatoria automaticamente, essendo il rilascio del condono subordinato al parere favorevole della Soprintendenza, cioè dell’ autorità statale che, per legge, ha il compito di vigilare sul rispetto dei vincoli. L’ emendamento, quindi, ha il fine esclusivo di garantire a tutti i cittadini della Repubblica un uguale trattamento (art. 3 Cost.), evitando discriminazioni ai danni di taluni di essi che, per vicende indipendenti dalla loro volontà – quali il non corretto esercizio della potestà legislativa regionale -, hanno visto limitata la possibilità di beneficiare dello speciale regime condonistico previsto dalla legge 326 del 2003, che resta sempre lo stesso e non configura affatto un «nuovo condono». È evidente che su un tema così delicato e dalle implicazioni umane, sociali ed economiche tanto complesse, tutto serve tranne superficialità, disinformazione e demagogia degli «sparasentenze di turno», che il grande Eduardo avrebbe salutato, al pari del duca Alfonso Maria di Santagata dei Fornaci, nel film «L’ oro di Napoli», con il suo mitico pernacchio di «cuore e di testa»!

senatori Carlo Sarro Antonio Paravia, Vincenzo Nespoli Cosimo Sibilia, Gennaro Coronella Pasquale Giuliano, Giuseppe Esposito Franco Cardiello, Luigi Compagna Vincenzo Fasano, Sergio De Gregorio Antonio Gentile, Massimo Baldini Raffaele Lauro, Raffaele Calabrò Francesco Pontone, Riccardo Villari

Stando ai dati di Legambiente «in Campania ben il 67% dei Comuni che sono stati sciolti per mafia dal 1991 a oggi, lo sono stati proprio per abusivismo edilizio». E la percentuale dal 2005 al 2010 è salita ancora fino all’ 82%: 18 su 22. Secondo il Cresme la Campania, pur avendo meno di un decimo della popolazione italiana, ha un quinto (19,8%) delle abitazioni abusive. Ancora Cresme e Legambiente dicono che a partire dagli anni 80 «il mattone illegale rappresenta il 70% del mercato in Egitto e in Algeria, il 60% in Tunisia, il 45% in Marocco, il 40% in Turchia» e che «in Italia l’ abusivismo è attualmente prossimo al 15% su scala nazionale» ma in Campania sta al 45%, vale a dire al livello marocchino, superiore a quello turco. E davanti a dati di questo genere Lorsignori i Senatori citati insistono nel voler allargare i cordoni delle sanatorie? E fanno pure il pernacchio a chi denuncia una schifezza simile? Ma per favore…
Gian Antonio Stella



Di red