Lo strapotere delle multinazionali, la scomparsa delletica negli affari, lonnipresenza della pubblicità, la meschina complicità della politica e le strategie di marketing prive di scrupoli hanno creato un mix esplosivo che lentamente sta minando le basi della convivenza civile.Proviamo a riflettere un attimo sulle scelte che, quotidianamente, facciamo. Non mi riferisco solo allacquisto di uno shampoo piuttosto di un altro, di un certo tipo dauto, di un rossetto, di un paio di jeans ma al modo stesso di pensare, di vedere la vita, di sentirsi parte di un sistema, di accettare il presente e non aver paura del futuro.
Siamo, proprio sicuri che non ci sia stato inculcato, deliberatamente, quel sentimento strisciante di razzismo nei confronti dei cosiddetti diversi. Siamo sicuri che le nostre scelte politiche siano fatte in piena coscienza? Siamo sicuri che i nostri gusti alimentari non siano condizionati dalle decine di migliaia di spot che ogni anno ci bombardano dagli schermi televisivi? Provate, per un attimo, a riflettere su questinterrogativo: Le grandi agenzie pubblicitarie vogliono farci acquistare un prodotto o imporci uno stile di vita?. La risposta, purtroppo, è: tutte e due le cose! Per vendere il primo cimpongono uno stile di vita propedeutico a quellacquisto. Stili di vita che hanno, come effetto collaterale labdicazione della funzione critica individuale a favore di una malinteso senso critico della massa. Quanti di voi per andare al cinema, invece della pagina delle recensioni legge la classifica dei più visti? Lonnipresenza della pubblicità in televisione, sui maxiposter, sulla stampa, in radio, al cinema, sui videotelefonini, su internet non incide negativamente solo sulle nostre finanze. Molto più pericolosamente, trasforma, giorno dopo giorno, la nostra mente, il nostro modo di pensare in una pasta modellabile a piacere. Eppure il compito della pubblicità non è quello di insegnarci a vivere, ma quello di vendere prodotti. I pubblicitari non hanno alcun diritto di sostituirsi ai saggi, ai pensatori, ai filosofi: gli unici ad avere un background culturale in grado di orientare una società. Nellantica Grecia, passeggiando per strada, con un po di fortuna avremmo potuto incontrare Socrate, che come sua abitudine, ci avrebbe parlato della vita, della morte, del mondo ma solo per farci riflettere! Solo per farci riflettere! Non per imporci il suo punto di vista e, tantomeno, il suo stile di vita. Oggi no. I pubblicitari si sono sostituiti ai gradi saggi, ai grandi pensatori, ai filosofi. Anche per pubblicizzare un prodotto dozzinale scomodano, quasi sempre a sproposito: Locke, Shopenhauer, Proust, Kant, Einstein, Lévy-Strauss. Per promuovere lacquisto di una stupida crema antibrufoli arrivano a far dire ad un gruppo di ragazzini: Guarda quello lì (con aria schifata e guardando un loro coetaneo) Ha la faccia che sembra una pizza. Questa non è pubblicità, è terrorismo, è lavaggio del cervello, è una vera e propria infamia! Pensate a quei genitori che si vedono morire danoressia le figlie adolescenti solo perché la moda impone dessere magre ed ossute. Pensate ai ragazzini che sono emarginati perché non hanno lo zainetto allultima moda, la consolle ultima versione o lI-pod con la cover personalizzata. Bisogna reagire. Non pretendiamo che i vari Saatchi & Saatchi, Gottsche, Lowe e Pirella (le cito solo come esempio di grandi agenzie pubblicitarie) si trasformino in Socrate, Platone o Aristotele. Pretendiamo che tornino a fare il loro lavoro senza utilizzare le distruttive strategie di marketing del ventunesimo secolo. Vendere un prodotto, possibilmente utile, a chi effettivamente lo utilizzerà. Chiediamo solo questo. Nientaltro che questo!
UGO PERSICE PISANTI