Il nostro è davvero un paese strano, il famoso “editto bulgaro” dell’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che durante una visita a Sofia, indicò Enzo Biagi tra i giornalisti non graditi al potere ed il successivo allontanamento del famoso cronista dalla Rai, ha fatto passare in secondo piano un altro elemento che si ripropone oggi con il ritorno dello stesso Biagi in Tv.

La censura berlusconiana, ma non solo la sua, è sicuramente da condannare in nome di quella libertà di stampa garantita dalla Costituzione, una libertà che nessun giornalista può esercitare fino in fondo perché comunque le testate giornalistiche, pubbliche o private che siano, hanno comunque una proprietà che ha una sua linea, e chi sceglie di lavorare per questa o quella testata sceglie di condividerne anche la filosofia della proprietà, anche se per il servizio pubblico non dovrebbe essere così, almeno in teoria, ma da quanto la Rai esiste nella pratica tutto è notoriamente deciso nelle stanze dei politici di turno. Sarebbe un segreto di Pulcinella non ammetterlo, e adesso che Palazzo Chigi ha un altro inquilino, Biagi è potuto tornare. Il fatto è però indicativo di un certo andazzo, il contratto che hanno fatto al “cronista più famoso” d’Italia potevano farlo ad un giovane giornalista, o si ritiene che debbano lavorare sempre gli stessi, in Italia ci sono migliaia e migliaia di cronisti e lo stato cosa fa? Dà lavoro a chi ha già delle buone prebende. A proposito di migliaia di cronisti, nella trasmissione che ha segnato il ritorno di Biagi in Rai è stato ospitato Roberto Saviano, l’autore di “Gomorra”, un libro edito dalla Mondadori (che è controllata guardacaso da Berlusconi) e che ha venduto 700mila copie, quel Saviano che sarà sicuramente uno bravo scrittore ma che certamente non ha dato fastidio ai boss del famigerato Clan dei Casalesi più di come fanno quotidianamente, lontano dalle luci della ribalta e per pochi euro, i cronisti di nera e giudiziaria del nostro territorio, che di questa feroce organizzazione criminale scrivono pezzi di cronaca reale e non libri, a questi coraggiosi nessuno se lì fila, non hanno la Mondadori, non hanno i Biagi che lì intervistano e che spesso lavorano anche a nero. A differenza di Saviano non frequentano politici importanti che offrono una solidarietà che facica rumore, eppure questi “anonimi” pubblicano le foto dei loro vicini di casa camorristi, hanno il coraggio di farsi vedere nei processi a prendere appunti mente i boss osservano dalle gabbie. Biagi, una volta, tanto tempo fa, lo avrà sicuramente fatto e forse lo rifarebbe ancora, Saviano forse mai, ma loro sono in Tv celebrati dalla gente e guadagnano tanto e ritenuti vittime, invece gli altri “colleghi”? Sfigati

Salvatore Pizzo