Caricato da cittadinocampano in data 13/mar/2012 SAN CIPRIANO D’AVERSA –
Figurano anche l’attuale sindaco del comune di San Cipriano d’Aversa, Enrico Martinelli, 41 anni marito dell’ex sindaco di Gragnano, Patriarca,e il consigliere comunale di maggioranza, Francesco Paolella, docente di religione, tra le nove persone arrestat dai carabinieri. Gli Altri finiti in manette sono: Enzo Abatiello, Franco Martinelli, Silvio Russo, Pasquale Pagano ed Emilio Mazzarella. Ordinanza notificata in carcere al boss Enrico Martinelli, cugino ed omonimo del sindaco. Il nome del sindaco Martinelli, compare in un ‘pizzino’ che il già citato boss Enrico Martinelli, invio’ all’ex sindaco di Villa Literno ed ex consigliere regionale campano Enrico Fabozzi, intimandogli di assegnare un appalto pubblico a una ditta. Da li’ sono partite le indagini che hanno portato agli arresti. Tra i gli altri destinatari del provvedimento figurano anche lo stesso cugino del sindaco e il boss Antonio Iovine (entrambi arrestati dopo lunghi periodi di latitanza), – nonché due titolari di imprese edili. ***********************
SAN CIPRIANO D’AVERSA — Intercettazioni telefoniche, ma anche un numero impressionante di pizzini, che si incrociavano tra il bunker in cui si nascondeva il boss Enrico Martinelli e i recapiti del sindaco, suo cugino e suo omonimo. Tutta la vicenda che ha condotto, tra gli altri, all’arresto del primo cittadino di San Cipriano d’Aversa, Enrico Martinelli, del consigliere comunale Francesco Paolella, al tempo dei fatti contestati, assessore all’Ambiente, prende le mosse dall’irruzione dei carabinieri in un bunker nascosto nell’abitazione di Danilo Raffaele Locusta, nel maggio 2010. Lì si era nascosto per diverso tempo il boss Enrico Martinelli, la cui latitanza era terminata nell’agosto 2007 quando era stato arrestato dai carabinieri. In quel bunker fu trovata una macchina da scrivere elettronica, di marca Canon, da cui erano stati redatti i pizzini. Una trentina in tutto, di cui almeno 10 erano stati indirizzati, proprio al sindaco Martinelli e che contenevano ordini perentori, da parte del cugino boss, sull’identità delle imprese, naturalmente vicine alla camorra, che si sarebbero dovute aggiudicare le gare d’appalto del Comune. In questi pizzini, capitava pure, che l’esponente di spicco del clan dei Casalesi rimproverasse il sindaco, redarguendolo con durezza e ricordandogli che i voti che gli avevano consentito di vincere l’elezioni erano frutto delle scelte e delle indicazioni del clan. A questi pizzini, nella ricostruzione della DDA e dei Carabinieri del Nucleo Investigativo, il sindaco Martinelli, rispondeva, a sua volta con altri pizzini con i quali spiegava dettagliatamente le propri azioni al suo intelocutore criminale.