La suprema Corte ritiene inammissibile l’istanza di Don Cerullo, condannato a 6 anni e 8 mesi. La Diocesi tace e i legali non possono pignorare lo stipendio del sacerdote perché ritenuto provento di opera assistenziale.

In questi giorni le alte sfere della chiesa cattolica sono nella bufera a seguito degli scandali relativi alla pedofilia, di cui sono stati protagonisti molti religiosi. La questione dovrebbe interessare particolarmente la Diocesi di Aversa, che fino ad oggi non ha mai preso pubblicamente alcuna posizione sulla questione di Don Marco Cerullo, il parroco originario di Villa Literno che esercitava a Casal di Principe, arrestato in flagranza di reato nel dicembre del 2007 e condannato (anche in appello) a 6 anni e 8 mesi per atti sessuali su un ragazzino di 12 anni. Nei giorni scorsi la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal don Cerullo, ed ha fissato per il 30 aprile l’udienza in cui il ricorso sarà esaminato nel merito.
 
La Terza sezione della Corte d’Appello di Napoli aveva confermato la condanna a Don Marco Cerullo, il sacerdote di Villa Literno ex vice parroco della chiesa del Santissimo Salvatore di Casal di Principe, che nel novembre del 2008 è stato condannato in primo grado a 6 anni ed 8 mesi con l’accusa di aver abusato sessualmente di un ragazzino di 12 anni. Il sacerdote, pare che sia ancora tale, anche se è in corso un iter di sospensione avviato da parte della Diocesi di Aversa. Il suo legale Carmine Uccisero aveva chiesto una rideterminazione della condanna sostenendo che: “La pena inflitta è stata erroneamente determinata in relazione al titolo ed al reato, all’ottima personalità del reo ed al pregevole comportamento dallo stesso tenuto già nell’immediatezza del fatto”.
La vicenda risale al dicembre del 2007, quando i carabinieri lo hanno arrestato in flagranza di reato in una zona di campagna tra Villa Literno e Casal di Principe. Il 12enne era un alunno del religioso, che insegnava nella scuola media di Villa Literno. Del suo caso oltre che la giustizia ordinaria, adesso si sta occupando anche la Congregazione della dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio). Don Marco Cerullo per adesso è agli arresti domiciliari in una comunità religiosa nel frusinate, intanto i legali che curano gli interessi del ragazzino e della famiglia: Costantino Puocci, Sergio Cavaliere e Giacomo Cassandra, si sono rivolti alla giustizia civile, ritenendo insufficiente la provvisionale di 50mila euro che il Gip Chiaromonte aveva disposto in favore del 12enne, una cifra che anche in appello è stata confermata. Tuttavia i legali del ragazzino non hanno potuto avere nulla, non solo per il silenzio di Cerullo e della Diocesi di Aversa, ma anche perché il compenso che mensilmente percepiscono i sacerdoti non è pignorabile, è ritenuto provento di attività socio assistenziale, oltre al danno la beffa.
 
L’arresto
Il sacerdote fu arrestato dopo che i militari notarono un’auto ferma in una stradina isolata, si avvicinarono, e secondo le accuse, contestate dal Pm Antonio Ricci, notarono che il parroco avrebbe costretto il ragazzino a subire inequivocabili atti sessuali. Cerullo, secondo fonti legali, vistosi scoperto avrebbe tanto di scappare: mise in moto l’auto costringendo i carabinieri ad un inseguimento, lo raggiunsero quando la sua macchina rimase bloccata in un punto in cui la strada campestre è diventata impercorribile.
 
Le motivazioni di primo grado
Il giudice Chiaromonte nella sentenza di primo grado ha scritto che Cerullo una volta fermato dai carabinieri “ammetteva spontaneamente quanto accaduto, aggiungendo anche ulteriori particolari”, poi in sede di convalida dell’arresto “ridimensionava se non addirittura escludeva le sue responsabilità”. Lo aveva portato con se per andare ad acquistare colori che dovevano servire ad addobbare il presepe. Dallo stesso atto si è appreso anche che il ragazzino ha rivelato agli inquirenti che don Cerullo, gli avrebbe chiesto di avere rapporti sessuali anche in precedenti occasioni. Il Consulente della procura nella sua perizia aveva sostenuto che gli abusi sarebbero avvenuti più di una volta, e il giudice nelle motivazioni scrisse che il prete avrebbe mandato al 12enne: “messaggi amorosi e persino paventandogli la possibilità di morire qualora non avesse accondisceso ai suoi approcci sessuali”. Abusi che sarebbero avvenuti non solo in auto ma anche nell’abitazione di don Cerullo, in merito a questo il difensore nel tentativo di farlo scagionare, ha ricordato che in casa potevano esserci anche i suoi parenti, inoltre lo ha descritto come un promettente teologo. Dall’inchiesta è emerso che Don Marco Cerullo, aveva contatti con il 12enne non solo perché era il suo insegnante di religione in un scuola media (secondaria di primo grado) di Villa Literno, ma era considerato dalla famiglia dell’adolescente una figura di riferimento.
 
Salvatore Pizzo