Si dice che pestare una mer.. porti fortuna. Non la pensa così il signor Ti, un simpatico rappresentante della terza età che, recandosi in chiesa per la messa pomeridiana, senza rendersene conto ha pestato quello che definisce “il pasticciotto” di un cane. “Emanava una tale puzza –racconta- che tutti quelli che mi stavano intorno mi guardavano con occhio disgustato, convinti che fossi io il responsabile di chissà che cosa”.
“Purtroppo –continua- non mi ero reso conto del fatto e sentendo anche io la puzza mi chiedevo da dove potesse arrivare. Così solo dopo essere rientrato a casa mi sono accorto di quanto avevo raccolto per strada”. “Si immagini la mia vergogna” aggiunge l’anziano. “Ricordo –continua il signor Ti- di avere letto un manifesto che riportava l’ordinanza comunale che fa obbligo ai proprietari di cani di dotarsi di paletta, scopetta e sacchetto quando portano i loro cani a spasso. E ricordo che nella stessa ordinanza era specificato che è compito dei vigili urbana imporne il rispetto, contravvenzionando i trasgressori”. “E allora mi dite –domanda il signor Ti che dopo aver autorizzato anche la pubblicazione di una sua foto, ha chiesto di non essere neppure nominato per non venire additato come nemico dei cani- perché la cacca dei cani abbellisce i marciapiedi della nostra città?”. “Considerando che quelli sui marciapiedi –conclude Ti- non sono di sicuro i “pasticiotti” dei randagi, perché sui marciapiedi camminano i cani padronali portati a guinzaglio, mentre i randagi vanno liberi per la strada, mi dite perché non si fa rispettare l’ordinanza?”. La risposta non ci compete, ma dalla domanda del signor Ti scaturisce un secondo quesito che abbiamo posto a Emma Gatto, rappresentante locale e provinciale della Lega Nazionale per la Difesa del Cane. Se pure si facesse rispettare l‘ordinanza a cui fa riferimento il signor Ti chi dovrebbe provvedere a rimuovere le feci dei cani randagi? “La competenza spetta al Comune –dice Emma- perché un Decreto del Presidente della Repubblica pubblicato il 31 marzo 1969 afferma senza ombra di dubbio che il sindaco è responsabile di tutti gli animali che vagano sul territorio municipale”. “In pratica –aggiunge- il primo cittadino di ogni comune italiano è considerato proprietario dei randagi, cani o gatti che siano, presenti sul territorio di sua competenza, tant’è che i comuni pagano la retta per i cani catturati e mantenuti nei canili ai quali fanno riferimento”. Chi ha orecchie per intendere, intenda.
ANTONIO ARDUINO