La prima edizione degli studi, principalmente volti alla storia urbanistica della città di Aversa, è praticamente “esaurita”. La pubblicazione della Seconda Edizione vede l’inserimento di un ulteriore capitolo :“I due S. Lorenzo e la conquista del principato di Capua” che, finalmente, “svela” l’origine del cenobio benedettino “ad Septimum”.

Il capitolo relativo alla cattedrale di S. Paolo, invece, è stato notevolmente arricchito con le “attribuzioni” delle trasformazioni Cinque e Seicentesche che sono state possibili solo con l’ausilio della preziosa pubblicazione del professor Luciano Orabona dal titolo “ Religiosità meridionale del Cinque e Seicento – Vescovi e Società in Aversa – tra Riforma Cattolica e Controriforma”. Lì vengono riportate numerose relazioni ad limina che ci consentono di ben comprendere le trasformazioni di S. Paolo nel corso di due secoli. Gli studi fino ad ora pubblicati le hanno sempre riportate come “trasformazioni barocche”, facendo quasi intendere che esse fossero avvenute in un tempo limitato e con un piano preordinato. Le trasformazioni che ancora oggi possiamo ammirare, invece, sono catalogabili tra il 1630 ed il 1680. Al cardinale Innico Caracciolo, attivo nella prima metà del Settecento, va attribuita la commissione all’architetto Carlo Buratti del “progetto di completamento e coordinamento” delle trasformazioni “barocche” compreso il rifacimento della facciata principale e di quella laterale e con la tompagnatura dell’intercolumnio del presbiterio che si ritrova, così, fisicamente separato dal deambulatorio.

R. G.