Il Gruppo Salafita per la Predicazione ed il Combattimento, organizzazione terroristica algerina ritenuta vicina ad Al Quaida, la cui presenza nel nostro territorio è stata ampiamente riscontrata nell’Aversano, ha anche rapporti con la Camorra. Il dato emerge da un’inchiesta milanese condotta dal Pm Guido Salvioni, che ha ottenuto un ordine di cattura ne confronti di Laad Sassi, ritenuto uno dei principali esponenti del Gspc in Italia.

Secondo quanto avrebbero riscontrato gli investigatori l’organizzazione si autofinanzia con lo spaccio di denaro falso acquistato dalla Camorra. Ed oltre ai tre blitz che negli ultimi anni hanno portato Aversa e l’Aversano alla ribalta delle cronache anche per l’inquietante fenomeno del terrorismo di matrice islamica, c’è anche un altro dato che ci fa riflettere: lo scorso aprile i Carabinieri della Compagnia di Casoria hanno sequestrato due zecche clandestina, una a Varcaturo e l’altra ad Afragola. Proprio in quei giorni Aversa fu scossa dall’Operazione “Bon Voiage”, quando tra l’Italia e la Francia furono spiccati 12 ordini di cattura, tra loro anche due italiani: uno dipendente del Comune di Aversa che in cambio di 150 euro “a favore” avrebbe fornito documenti puliti ai terroristi, l’altro il titolare di una ditta di Villa di Briano che avrebbe instaurato rapporti di lavoro fittizi. Si tratta dei primi due italiani coinvolti in un’indagine relativa al terrorismo islamico. Prima ancora, nel gennaio del 2003, ad Aversa furono compiute sette perquisizioni e tre arresti, anche in quel caso furono trovati documenti falsi, poi nel gennaio del 2004, altri cinque arresti in varie parti d’Italia, e tra queste anche la città normanna, anche in quel caso si trattava di documenti falsi e finanziamenti.

Salvatore Pizzo