Biagio Gioacchino Miraglia, più noto come Biagio Miraglia (Cosenza, 21 agosto 1814 – Napoli, 14 marzo 1885), è stato uno psichiatra, poeta e patriota italiano; medico nell’ospedale psichiatrico di Aversa, primo titolare di un corso di clinica delle malattie mentali all’Università di Napoli, fondò la prima rivista italiana di psichiatria e attuò criteri innovativi nella terapia psichiatrica facendo ricorso fra l’altro alla musicoterapia e allo psicodramma.
Figlio di magistrato della Corte criminale, cugino dell’omonimo poeta e patriota (figlio di un fratello di suo padre, mostrò in un primo tempo anch’egli inclinazioni letterarie tanto che nel 1832, a diciotto anni di età, compose la tragedia Coriolano[2]. Studiò tuttavia medicina all’Università di Napoli, laureandosi nel 1837 e praticando nei primi anni la professione in un piccolo paese calabrese sullo Ionio.
Tornò a Napoli nel 1841 per perfezionare la propria formazione medica, dedicandosi in particolare alle malattie mentali. Nel 1842 fu assunto come medico al Reale Morotrofio di Aversa, per molti anni l’unico ospedale psichiatrico delle province delle Due Sicilie «al di qua del Faro», diretto dal 1831 da Giuseppe Simoneschi. Seguace della teoria frenologia, Miraglia cercò di applicarle alla classificazione delle malattie mentali, come era stato stabilito nei congressi degli scienziati italiani[3], in particolare nel quinto di Lucca[4] e nel settimo di Napoli[5]. Nel 1843 Miraglia fondò e diresse la prima rivista di psichiatria in Italia: il Giornale medico-storico-statistico del Reale Morotrofio del Regno delle Due Sicilie per la parte citeriore al Faro; la rivista, che ospitava osservazioni cliniche raccolte nell’istituto di Aversa, fu pubblicata per un biennio circa. Miraglia fu inoltre uno dei primi a praticare in Italia operazioni chirurgiche con anestesia (1847).
L’intensa pratica medica non gli impedì di continuare a coltivare gli interessi letterari. Scrisse numerosi versi, solo in parte dati alle stampe (Messalina[6], Il Corsaro[7], Il brigante[8]). Il poemetto I martiri di Cosenza, dedicato alla sfortunata spedizione dei Fratelli Bandiera e pubblicato a Napoli durante il breve periodo costituzionale del governo di Carlo Troya (1848), gli procurò la destituzione dall’incarico ospedaliero (ottobre 1848), la prigione dapprima ad Aversa e poi a Castel Capuano, e infine la condanna a dieci anni di prigione (1851). Graziato nel 1853, non gli fu consentito di ritornare nel Morotrofio. Approfittò dell’inattività forzata per scrivere il Trattato di frenologia in due volumi più un atlante[9]. Nel 1854 gli morì la moglie Maria Rosa, vittima del colera.
Ritornò all’ospedale di Aversa nell’agosto 1860, quando il regno borbonico era ormai in agonia, succedendo nella direzione a Federico Cleopazzo. Miraglia rivoluzionò la vita dell’ospedale, in particolare raccomandando l’abbandono di mezzi coercitivi e un trattamento umano dei malati col ricorso all’ergoterapia e a forme embrionali di musicoterapia e di psicodramma[10]. Spettacoli con gli ammalati di Aversa furono rappresentati al Teatro del Fondo di Napoli nel 1862 e nel 1863 suscitando l’interesse di Alexandre Dumas (padre) per il buon esito artistico[11]. Sempre nel 1860 creò una nuova rivista di psichiatria che nel 1863, dopo la creazione nel 1861 della Società frenopatica, ebbe il titolo di Annali frenopatici italiani. Giornale del Reale Morotrofio di Aversa e della Società frenopatica italiana. Nel 1862 Miraglia ebbe l’incarico dell’insegnamento di “Clinica delle malattie nervose e mentali” nella facoltà di medicina dell’Università di Napoli.
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera