Si è costituito ieri mattina, presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere, Vincenzo Picone. L’ex vigile urbano era ricercato dalla notte del 10 dicembre scorso, quando si è sottratto all’arresto durante la retata derivata dall’inchiesta sugli intrecci tra clan dei Casalesi, imprenditori e politica, che ha portato al sequestro del centro commerciale Jambo e all’arresto di 24 persone.
Picone, così come l’ex sindaco di Trentola Ducenta, Michele Griffo, e gli imprenditori Sandro Falco e Gaetano Balivo, costituitisi anche loro dopo una breve latitanza, si era reso irreperibile. L’accusa è di avere favorito con condotte illecite il centro commerciale di Trentola Ducenta, ritenuto dalla Dda di Napoli una “creatura” del boss Michele Zagaria.
Intanto è caduta l’aggravante dell’articolo 7, per Maria Carmen Mottola, l’architetto dell’ufficio tecnico del Comune di Trentola Ducenta, arrestata nell’ambito della stessa inchiesta con l’accusa di aver favorito il clan camorristico. Secondo i giudici dell’VIII sezione del tribunale del Riesame di Napoli, la donna «non ha agito per favorire il clan». Le altre accuse mossegli, eccetto una truffa del 2011, potrebbero essere prescritte, adesso il tecnico si trova agli arresti domiciliari.
Nei giorni scorsi sono stati scarcerati anche Silvestro Balivo, Giuseppe Diana, gli imprenditori Vincenzo Conte e Luigi Diana. Sorte diversa, invece, per Gaetano Balivo, imprenditore di Trentola Ducenta che al contrario del fratello Silvestro, resta in galera. Ha invece rinunciato all’ultimo momento al ricorso al Riesame Alessandro Falco, proprietario del Jambo. Carmine Zagaria, fratello di Michele, è in attesa del verdetto mentre è ancora da discutere la posizione di Michele Griffo, il sindaco di Trentola Ducenta, che in un primo momento era sfuggito all’arresto.
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