Nicola Bortone, il 45enne di Cesa legato all’eversione rossa, e due donne svizzere di Locarno sono indagate dai magistrati del pool antiterrorismo della Procura di Napoli per associazione sovversiva. Bortone e le due donne, un’insegnante ed una psicomotrice, sono finite all’attenzione degli inquirenti dopo un normale controllo, viaggiavano a bordo di un’auto quando sono stati fermati dai Carabinieri nei pressi del cimitero di Cesa.

Bortone è considerato dalle autorità italiane uno dei fondatori delle nuove Brigate Rosse, e che non è nuovo ad avere stretti legami con la Svizzera. Infatti, dopo 10 anni di latitanza fu arrestato a Zurigo il 10 marzo del 2002, doveva scontare 5 anni e mezzo di carcere per associazione eversiva dell’ordine costituzionale e banda armata. Il controllo è avvenuto lo scorso venerdì, ma solo successivamente la notizia è filtrata. I Carabinieri si sono insospettiti, perché nell’auto sono stati trovati una serie di documenti ritenuti degni di attenzione, tra il materiale posto sotto sequestro ci sono anche delle agende telefoniche, una piantina della città di Napoli, attrezzature digitali e un documento delle Brigate Rosse che risale al 1988. Il difensore delle due donne e di Bortone, l’avvocato Enzo Guida, da noi contattato dopo l’interrogatorio, ha parlato di equivoco: ha detto che le due signore di Locarno si trovavano in Italia per turismo e che non c’era nessuna piantina di Napoli, ma solo uno schizzo che serviva per orientarsi, e che il documento ritrovato ha una mera funzione di ricerca storica in quanto si trova tranquillamente su Internet. Fin qui il parere della difesa, ma le indagini sono ancora in corso. Il nome delle due donne per adesso rimane segreto, una fonte legale ha parlato di due signore “di mezz’età”, e le due dopo l’interrogatorio sono già rientrate in Svizzera. L’ultima volta che Bortone è stato coinvolto in un’indagine risale al 2001, quando la Procura di Roma indagò su “Iniziativa Comunista”, organizzazione considerata erede delle Br, addirittura i magistrati ritengono che Bortone in questo contesto, precisamente nel 2000, sia venuto in contatto con elementi che hanno avuto un ruolo nel delitto D’Antona, consulente del governo italiano assassinato dai terroristi. Il nome di battaglia usato da Bortone è “Vincenzo”, ha 49 anni e prima di essere rintracciato in Svizzera nell’89 era stato fermato in Francia, dove fu arrestato per associazione a delinquere, porto e detenzione illegale di armi e contraffazione di documenti amministrativi, in quell’occasione si dichiarò “militante rivoluzionario”, e prima di riapparire in Svizzera, nel ’92 fu condannato a 3 anni dal Tribunale di Parigi. Bortone è noto anche per essere il compagno di Simonetta Giorgieri, un altro nome molto legato alla storia recente delle Br.

Salvatore Pizzo