Egregio direttore, vorrei segnalarle il mio ultimo libro “Con occhi di regina “, un racconto che percorre la storia dell’Unità d’Italia, come forse fu vista dall’ultima regina del Regno di Napoli, Maria Sofia Wittelsbach, moglie di Francesco II dei Borboni, nell’arco dei suoi ottantatre anni di vita, fino al 1925, anno della sua morte.
Con i presupposti e le dovute considerazioni, comprese nella presentazione, che voler rendere giustizia ad un torto subito nei riguardi della dinastia dei Borboni, nel secolo XXI, potrebbe risultare storicamente anacronistico ed ideologicamente incongruente, a coloro che hanno della politica un concetto radicale, con l’inclusione di finalità altamente egualitarie e partecipative.
Questo anche alla luce delle idee di democrazia derivate dalla Resistenza, che ha posto fine ad un’epoca contrassegnata dalla dittatura fascista ed ha decretato la volontà popolare di scegliersi i propri governanti, non dettati per volontà divina ma come espressione spontanea del diritto di rappresentanza.
Ogni monarca è rassegnato a subire attentati o cospirazioni, consapevole che i suoi nemici più naturali sono figli del suo stesso popolo, armati per dar vita a colpi di Stato o a rivoluzioni, intentati per saper governare meglio al suo posto.
Nel caso dei Borboni, Francesco II e Maria Sofia, ultimi regnanti del Regno delle Due Sicilie, si è trattato di una vera anomalia, poiché i loro nemici chiamarono degli estranei come i Savoia, che si imposero con l’inganno fingendo di essere a questi parenti e finanche più simili, autorizzati a trattare le loro questioni di famiglia.
Al momento di dimostrare di poter essere migliori, nel governo della cosa pubblica e nell’arbitrato tra le fazioni, si disinteressarono completamente degli interessi comuni e pensando soltanto a ricavare profitti per il proprio casato si rivelarono soltanto traditori.
Se la storia, come ci è stato insegnato, la scrivono sempre i vincitori, i Savoia in tal senso, si sono rivelati per di più occupanti di un Regno, con la forza e la violenza. Hanno negato persino ogni traccia fisica delle vicende vissute dei suoi Regnanti, legittimi sovrani più degli usurpatori, lasciando alla tradizione delle sue terre, se non una memoria molto vaga e scialba, aneddoti che ne insultano lo spessore intellettuale che, all’epoca, Napoli aveva acquisito, dopo che era stata definita, culturalmente, “Capitale d’Europa”.
La vicenda umana dell’ultima famiglia Reale di Napoli, proprio per il candore di Francesco II e la generosità d’animo di Maria Sofia, suscita quel disappunto che si prova quando si assiste ad un sopruso, lo stesso che viene fatto su un bambino da parte di un adulto. Anche perché il regime dei Borboni, per acume politico, non è stato, forse, dei migliori ma in quanto a dispotismo neppure si può dire dei peggiori.
Per questo, a prescindere da ogni scelta politica, la storia deve insistere per una genuina revisione, specie quando si sono usati termini non proprio appropriati, definendo la resistenza dei legittimisti come un volgare brigantaggio, quasi ad escludere ogni possibilità di rivalsa, la stessa che hanno sostenuto i partigiani anche loro, nell’altro termine straniero, liquidati come” banditen”.
Alla luce dei 150 anni dell’Unità d’Italia, visti, com’è immaginabile, da parte dell’ultima Regina di Napoli, è sorprendente come certe analogie, date da personaggi, avventurieri, circostanze e scandali, nel corso di un secolo e mezzo, riportino quasi le stesse fattezze, persino gli stessi nomi, come un bagaglio genetico, a mantenere un diritto di discendenza.
Sicuro di interpretare al meglio la sua sensibilità per la giustizia storica, i miei più sentiti ringraziamenti anticipati, con i più ripsettosi saluti.
Stefano Giacomo Iavazzo