(18 settembre) E’ tutto pronto, a Spoleto, per la prima mondiale (in epoca moderna) del “Don Falcone” di Niccolò Jommelli, che andrà in scena al Teatro Caio Melisso venerdì 19 settembre alle 20.30. La prima rappresentazione di quest’opera composta da uno dei tre cigni di Aversa, risale al 1754, fu rappresentata a Bologna, al Teatro Marsigli-Rossi. Si tratta di un gustoso intermezzo a tre voci che il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, replicherà anche sabato 20 settembre alle 20.30 e domenica 21 settembre alle 17.
La revisione musicale è stata curata da Giovanni Valle e Francesco Massimi che dirigerà l’orchestra del Teatro Lirico Sperimentale e sarà anche maestro di cembalo, Vincenzo Serra (baritono) interpreterà Don Falcone, Gianluca Bocchino (tenore) sarà Gelino, nel ruolo di Camilletta si alterneranno i soprani Emilya Ivanova (19 e 21 settembre) e Desirée Migliaccio (20 settembre). La regia è di Giorgio Bongiovanni. L’opera racconta di un buffo, strampalato signore vittima del suo amore per Camilletta, che lo travolge in maniera irrazionale, poi rendendosi conto di seguire un sogno impossibile, maledirà non solo l’amore, ma tutte le persone, perché Camilletta alla fine si unirà con Gelino col quale aveva organizzato una serie di burle nei confronti del cicisbeo Don Falcone. Gelino, travestito da fratello geloso e prepotente di Camilletta, spesso spaventa il padrone, addirittura dopo averlo terrorizzato, malmenato e perfino derubato, alla fine fingono di volerlo introdurre segretamente in casa di lei nascosto in un sacco; ma un’ultima terrorizzante apparizione del finto fratello costringerà Don Falcone a dare il permesso ai due giovani di sposarsi, pur di aver salva la vita. Il Teatro Lirico Sperimentali di Spoleto dopo aver riportato in scena, 2 anni fa, la Cleopatra di Cimarosa adesso dà un’altra lezione ad Aversa con Jommelli, del resto la città normanna non è in grado di capitalizzare i giacimenti culturali che possiede, e lo abbiamo visto anche a Ravenna, Piacenza e Salisburgo con il “Ritorno di don Calandrino” o a Jesi con le opere in singspiel anch’esse cimarosiane.