Così Statuto difende l’impero
Concentrazione di società. Scioglimento di joint venture. E tante vendite. In attesa degli affari Expo 2015
Ognuno per sé, il mercato per tutti. E il mercato sta ancora presentando il conto ai protagonisti della bolla immobiliare. La Michele Amari, capogruppo italiana di Giuseppe Statuto con controllo in Lussemburgo, ha impostato una cura dimagrante delle più drastiche. Chiuso ogni rapporto con l’ Aedes di Luca Castelli, Statuto ha anche sciolto le sue joint venture con la Netcorp di Luigi Carraro e Fabrizio Bevilacqua, che hanno rilevato le società in partnership (Calamatta, Niccodemi, Pitagora, Corso, Sarca) tramite lo schermo fiduciario di Meliortrust. Da una quarantina di società raccolte sotto la holding italiana, Michele Amari oggi ne controlla una ventina alle quali vanno aggiunte le cinque controllate dall’ immobiliare subholding Derilca (100% Michele Amari). Sono sparite dalla mappa del gruppo anche Ameropa, Resitalia, Santa Teresa e Ac 10 Hotel, mentre Egis e Piemonte, appesantite dai derivati con Italease, sono state incorporate. Anche se la contabilità 2007 di Michele Amari si chiude con un risultato molto positivo (26,6 milioni di utile contro i 15,8 milioni dell’ esercizio precedente), l’ ultima riga del bilancio non dice tutta la verità. L’ utile è stato, infatti, ottenuto drenando dividendi per 33 milioni dalle partecipate, in una situazione che ha visto il sostanziale azzeramento dei ricavi dalle vendite: 0,5 milioni di euro contro i 46,9 milioni del 2006. Gli indicatori patrimoniali danno ancora di più la misura del ridimensionamento, soprattutto nelle partite intergruppo. I crediti totali verso controllate e collegate sono scesi da 447,5 milioni a 91 milioni di euro. Risultano sgonfiati anche i debiti verso controllate, da 365 a 88,6 milioni di euro. L’ unico dato in forte crescita è quello delle garanzie e fideiussioni salite di quasi il 50% dai 387,9 milioni di euro del 2006 ai 567,5 milioni del 2007. In conseguenza della ristrutturazione, l’ attivo della Michele Amari è falcidiato a quota 263 milioni di euro. Nel 2006, l’ ultimo anno di gloria per gli immobiliaristi scalatori (Statuto è indagato per il tentato takeover di Bnl), l’ attivo era di 617,7 milioni di euro. Le prospettive per la società dell’ immobiliarista casertano, a questo punto, procedono su un doppio binario. Bisogna ricominciare a vendere dopo una prima parte di 2008 in cui non si è mosso nulla. Francesco Gaetano Caltagirone, imprenditore di riferimento per il giovane immobiliarista campano, potrebbe essere interessato a rilevare l’ area di San Donato Milanese. Ma i prezzi non sono più quelli di due anni fa. L’ altra strada è nello sviluppo di nuove iniziative. Statuto, che ha concentrato quasi tutti i suoi investimenti fra Roma e Milano, spera molto nel capoluogo lombardo e nelle prospettive di sviluppo garantite dall’ Esposizione universale del 2015. La Michele Amari, che già controlla il Danieli di Venezia e il Four Seasons di Milano, punta molto sul settore alberghiero nel segmento a quattro e cinque stelle. Secondo le analisi di Statuto, le grandi catene internazionali dovranno investire sulla piazza milanese con l’ obiettivo di raddoppiare gli attuali 50 mila posti letto in vista dell’ Expo. Il bersaglio più vicino nel tempo riguarda la Bre Milan I property, controllata dalla Michele Amari attraverso la lussemburghese Danieli capital. La società ha in portafoglio un immobile di quasi 14 mila metri quadri in pieno centro (via Monte di Pietà) e punta a trasformarlo in un hotel di lusso. Per la gestione c’ è un accordo con la catena Mandarin oriental.
Gianfrancesco Turano