Dopo i sospetti sulla morte di Carmine Schiavone, l’ex boss del clan dei casalesi divenuto collaboratore di giustizia e morto il 22 febbraio scorso a Viterbo, è stato eseguito l’esame autoptico per far luce sulla vicenda. Il medico legale che ha eseguito l’autopsia, ha accertato che il decesso sarebbe avvenuto per cause naturali.

Intanto, i carabinieri del comando provinciale di Viterbo hanno ascoltato decine di persone per accertarsi che Schiavone non fosse stato ucciso. L’indagine sulla morte del pentito, cugino del boss Francesco Schiavone detto «Sandokan», potrebbe dunque concludersi definitivamente.

La salma è stata messa a disposizione della famiglia, poiché anche dagli esami tossicologici non sono emersi elementi anomali sulla morte del pentito. La procura di Viterbo si accinge ora a dare il nulla osta per il funerale.

I parenti dell’ex collaboratore di giustizia, che adesso hanno nome e cognome differenti per effetto del programma di collaborazione terminato tre anni fa, hanno dichiarato: «È stato operato e da allora il dolore è stato così forte da rendere necessaria la morfina per renderlo tollerabile. Sembrava che le cose si fossero avviate verso una convalescenza più tranquilla, ma invece in poche ore tutto è precipitato».

La sepoltura, avrà luogo in uno dei comuni della Tuscia, in provincia di Viterbo. Uno dei figli, che ha assistito il padre nei giorni del ricovero in ospedale, ha detto: «Con la sua terra d’origine, ormai non aveva più nulla a che fare. Logico che la sepoltura avvenga dove viveva ormai da tanti anni».

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