
La Rubrica, curata da Alessandro Carotenuto (Osservatorio Cittadino), si avvale delle illustrazioni del pittore Carlo Capone, sito web:www.carlocapone.it e-mail:caponart@alice.it.
Il testo è scritto da Antonio Marino.
ENRICHETTA DI LORENZO
( L’amante di Pisacane )
Chiacchierata al suo tempo, Enrichetta Di Lorenzo ha incarnato la più struggente storia d’amore del nostro
Risorgimento.
Tanto che se ne sono occupate, a cominciare da George Sand fino a Dacia Maraini, penne molto importanti,
facendone , come donna e patriota, una paladina della libertà e una indomita eroina.
Figlia di un ricco banchiere napoletano, Enrichetta nacque a Orta di Atella (ce) il 5 maggio 1820 ricevendo una buona istruzione.
Ad appena dieci anni, durante la festa di Piedigrotta del 1830, conobbe Carlo Pisacane che ne aveva due più di Lei, innamorandosene follemente.
Un amore ricambiato ma senza speranza che, unendoli passionalmente in segreto, segnò l’inizio della sua odissea.
Otto anni dopo infatti, mentre Carlo era allievo della Nunziatella, Enrichetta fu costretta a sposare un uomo che non amava, Dionisio Lazzari, ricco commerciante dal quale ebbe tre figli.
Mentre tutto sembrava sopìto, rincontrò nel 1845 il suo amato allacciando con Lui una tresca amorosa che la porterà alla rovina.
Sta di fatto che il marito, venutone a conoscenza, prese a maltrattarla maggiormente facendo attentare nel 1846 alla vita di Carlo, che era suo cugino.
Enrichetta, messa alle strette e pressata da più parti, dovette scegliere e, abbandonata nel 1847 la famiglia, fuggì con l’amante col quale condivideva gli ideali mazziniani.
Perseguitata, riparò sotto falso nome a Livorno e, scoperta, salpò con Carlo per Marsiglia per portarsi poi a Londra conoscendo stenti e sacrifici atroci.
L’evolversi degli eventi e una richiesta di estradizione la indussero ( insieme a Carlo ) a fuggire da Londra, dove la si rispettava per la sua coraggiosa scelta, e approdò a Parigi conoscendo molti esuli e patrioti italiani.
Questo rocambolesco peregrinare si svolse tutto nel 1847, anno in cui la coppia venne scoperta e arrestata in un albergo della capitale francese e, nel carcere, Enrichetta perse il bimbo che aveva in grembo.
Una volta scarcerati, Carlo, che era senza lavoro, si arruolò nella legione straniera e Lei, pur pregata di far ritorno dalla famiglia a Napoli, si rifugiò a Marsiglia dove contava molti amici, alcuni importanti.
In Francia, sostenendosi con i soldi inviati dai parenti materni, ebbe modo di incontrare patrioti come Guglielmo Pepe e stringere amicizia con intellettuali quali Victor Hugo, Henri Dumas e principalmente George Sand che ne esaltò la fermezza del carattere, di donna emancipata.
Verso la fine del 1848 le nacque una bambina, alla quale mise il nome di Carolina, che morì probabilmente prematura in quanto se ne persero subito le tracce.
Ritornato Carlo dal deserto africano per partecipare alla guerra d’indipendenza ( moti di Milano ), Enrichetta lo seguì nell’avventura lombarda stringendo amicizia con Cattaneo.
E, quando il suo Carlo fu ferito combattendo contro gli austriaci, Lei lo raggiunse a Salò prestandogli le cure più affettuose.
Nel 1849 si spostò con Carlo a Roma, pienamente coinvolta nella rivolta contro il papato, prodigandosi ( con Cristina di Belgioioso, Margaret Fuller e Giulia Calame ) nel prestare cure e assistenza ai combattenti feriti.
Caduta la capitale sotto i francesi, Enrichetta dovette rifugiarsi in Svizzera rientrando in Italia un anno dopo.
Malata e per cercare di stare più vicino ai figli, si fermò in un alberghetto genovese legando affettuosi rapporti con Enrico Cosenz; rapporti che, in assenza di Carlo, si tramutarono in una breve avventura amorosa.
Nel 1853, dopo essersi ricongiunta col Pisacane, mise al mondo una figlia che venne chiamata Silvia. Qualche anno dopo, espulsa da Genova per l’attività rivoluzionaria di Carlo, si portò a Torino con la gracile Silvia.
Nel momento che Pisacane, ritornato al Mazzini, stava progettando una spedizione per sollevare il Sud.
Spedizione che partirà, dopo essere sbarcata, da Sapri finendo miseramente alle porte di Padula dove la maggior parte dei “trecento” cadde sotto i colpi dei contadini inferociti, perché scambiati per briganti.
Pisacane, per evitare un’orrenda fine, preferì suicidarsi sparandosi alle tempia il 28 giugno 1857 : aveva trentanove anni.
Enrichetta lo seppe il 4 luglio e, profondamente sconvolta si spostò a Genova con la figlia… sotto sorveglianza.
E, quando Garibaldi entrò in Napoli, fece ritorno nella città da dove era partita tredici anni prima entrando in un Comitato di “donne con Roma capitale”, fondato nel 1862 da Antonietta De Pace.
Enrichetta finì i suoi giorni nel 1871, all’età di cinquantuno anni, e la sua “Silvietta” ( che era sostenuta da una pensione concessale da Garibaldi ) la seguirà nella tomba non molto tempo dopo.
Antonio Marino
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