La partita di ieri tra l’Aversa Normanna e la squadra di Gradisca d’Isonzo (Gorizia), l’Itala San Marco, è stata occasione anche d uno scambio culturale. Nella cittadina friulana è vissuto il poeta aversano Gianni Anglisani scomparso nel luglio del 2005. Questo filo letterario che collega Aversa a Gradisca è stato ricordato anche dal sito ufficiale della società calcistica friulana, ad Aversa recentemente la Pro Loco ha ricordato il poeta aversano con un premio di poesia dedicato ai ragazzi delle scuole, si è affermata Oriana Costanzo una studentessa del Liceo scientifico “Fermi”.

Ecco come viene descritto dal sito dell’Itala San Marco, il nostro concittadino che per poprie vicisstudini ha vissuto gran parte della sua vita a Gradisca d’Isonzo. “Definire i contorni di un personaggio così aperto ed allo stesso tempo complesso come Anglisani sarebbe riduttivo: non è stato solo un valente scrittore, poeta e pubblicista; non è stato semplicemente un pittore originale, un naif sui generis. E’ stato soprattutto un grande osservatore, una voce capace di raccontare e raccontarsi, di commuoversi e denunciare. Magari dal quel punto di vista privilegiato, con quel fisico minuto adagiato su una delle tipiche panchine rosse della cittadina, cui aveva dedicato il titolo del proprio ultimo romanzo: lo sguardo attento e nostalgico che scruta chissà dove, l’ennesima sigaretta fra le dita, l’inconfondibile cappello. Anglisani, nato ad Aversa nel 1937, si laureò in giurisprudenza all’università di Napoli ma abbandonò ben presto la strada dell’avvocatura, come narrato nel racconto “Avvocaticchio mai”. Dirigente di vari istituti previdenziali per trentacinque anni, ma col forte richiamo della scrittura: prosa e poesia in un continuo rincorrersi fra suggestioni presenti e passate: a fine anni ’60 il debutto “E Cristo si fece negro!”. Poi il romanzo “Natalia di S.Stefano”, la raccolta di poesie “Cronache”, le opere “Cile ‘73”, “Cabibo”, “Tirreniche”, “Kayak”, “Pik”. Pol’approdo ad una poesia, raffinata e rilassata, dall’emblematico titolo “Tregua”, per arrivare nel 2002 a “Panchina rossa”. La sua ultima fatica era stato il tributo all’umanità autentica delle osterie gradiscane: una galleria di personaggi ed aneddoti che puoi gustare solo davanti a un buon bicchiere di vino”.

Di red