Lo scrittore Saviano offende i cronisti anticamorra che sono sulla piazza prima di lui. Un motivo forse ci sarà….

Il giovane scrittore Roberto Saviano ha iniziato ad offendere le decine di giornalisti del nostro territorio, che senza nessuna scorta, lavorano coraggiosamente contro la Camorra abitando a pochi passi dai camorristi. Il giovane napoletano che ha fatto fortuna e soldi parlando di un fenomeno che da sempre, da molti anni prima di lui, decine di cronisti denunciano parlando di persone che incontrano per la strada. La grave offesa è avvenuta al Festival della Letteratura di Mantova, una buona tribuna per promuovere il suo prodotto editoriale targato Mondadori, quando dice qualcosa, buon per lui, i media amplificano. Ha praticamente bollato come giornali della Camorra: il Corriere di Caserta, Cronache di Napoli e Gazzetta di Caserta, sulle proprietà non mettiamo la mano sul fuoco non sappiamo, ma i giornalisti li conosciamo uno a uno e sono colleghi con i quali abbiamo lavorato. Molti di noi hanno fatto la nera e la giudiziaria in quelle redazioni, da noi è il tipo di cronaca che purtroppo prevale a causa dei fatti che succedono, e dalla Camorra tutti noi colleghi ci dovevamo difendere, altro che giornali della Camorra. Saviano ha mostrato dei titoli fatti male, che letti da lontano possono essere equivoci, sono puramente il frutto di qualche direttore di “seconda mano” passato da quelle parti, qualche mezza tacca che talvolta capita in giornali senza soldi, che pagano i giornalisti a nero, e che magari scrivono una quindicina di pezzi al giorno, altro che camorristi, la Camorra l’abbiamo vista fuori dalle redazioni. Il Corriere di Caserta (prima alla Gazzetta di Caserta) ha una giornalista coraggiosa, che rifiuta la scorta, Tina Palomba, che è stata minacciata contemporaneamente a Rosaria Capacchione del Mattino ed allo stesso Saviano, lo stesso è avvenuto per Mimmo Palmiero, attuale direttore del giornale casertano e di Cronache di Napoli. Carlo Pascarella, ex giornalista del Corriere di Caserta, ora a Buongiorno Caserta, gli attentati li ha subiti per davvero, ma Saviano che interesse ha contro queste persone? Chissà. Abbiamo citato solo i casi più eclatanti, ma ce ne sono tanti. Perché non dice che il film tratto dal suo libro ha reclutato un personaggio che è in galera perché appartiene ai Casalesi, Giovanni Venosa “Gigino o Russo”. Saviano, il quale ha il merito di far conoscere il nostro dramma al mondo, dovrebbe inchinarsi e chiedere scusa ai giornalisti nostrani. Il perché lui lo sa bene, lo ha ribadito a chiare lettere Gianluigi Guarini, ex direttore del Corriere di Caserta e del Giornale di Caserta, ed ex caporedattore della Gazzetta di Caserta. Scrive Guarino: “Aprendo il libro di Saviano, ti accorgi che ci sono dei passaggi presi pari pari dagli articoli di questi giornalisti. C’è molta Rosaria Capacchione (questa sì una persona intrisa di profonde competenze specifiche, una vera enciclopedia della materia), ma il saccheggio sistematico e, forse, anche sistemico, riguarda anche gli articoli dell’ottima e instancabile Tina Palomba e del bravissimo e denso Simone Di Meo, che ha raccontato per anni le vicende dei clan dalle colonne di Cronache di Napoli e che ha avuto l’ardire, da professionista dignitoso qual è, di promuovere ai danni di Saviano (forse questa la ragione di tanto astio?) un’azione legale per plagio, in quanto si sentiva defraudato dal fatto che Saviano non abbia mai citato il suo nome tra le fonti, se non nella bibliografia, come per onestà avrebbe dovuto fare”- scrive ancora Guarino – “Dovrà spiegarci, Saviano, come coniuga il saccheggio sistematico da lui compiuto – carta canta – degli articoli pubblicati dal Corriere di Caserta e da Cronache di Napoli, ritenuti evidentemente tanto seri e credibili da costituire spesso ossatura dei diversi capitoli di Gomorra, con l’accusa infamante e calunniosa rivolta nei confronti di questi due giornali, che Saviano considera in pratica ciarpame e immondizia. Per lei, Saviano, evidentemente, la parola idealismo fa rima, ancor di più, con la parola opportunismo. E ora, se qualcuno si vuole accomodare con la solita canzone della delegittimazione dell’eroe senza macchia e senza paura, lo faccia pure. Io e noi aspettiamo a piè fermo, pronti a mettere sul piatto le storie personali e professionali di ognuno. E poi, nell’impossibilità di avere direttamente un confronto con la "star Saviano", poichè amiamo il pluralismo e ci piace il contraddittorio, offriamo allo scrittore anche la nostra vetrina”.

Salvatore Pizzo