Arrestato il quarto uomo della spedizione punitiva contro il fidanzatino appartenente al clan nemico.

Giulietta e Romeo, i giovani amanti veronesi delle famiglie avversarie dei Capuleti e dei Montecchi, continua ancora ai giorni nostri, ma in versione camorristica. Mi si perdoni il raffronto del dramma shakespeariano con una vicenda che vede implicata la barbara azione dell’antistato locale. Nelle nostre terre piene di contraddizioni e paradossi anche una storia d’amore, può essere la causa scatenante, per una guerra tra i clan. Lo abbiamo riportato su queste stesse colonne. È successo lo scorso aprile: lui, 17 anni, affiliato al clan Petito, lei, 16 anni, imparentata al clan dei Verde. Si amano, ma la camorra, che non ha cuore né cervello, pone il proprio veto alla relazione. Il teatro del dramma è la terra grigia di Sant’Antimo.

Il 17 enne venne prima minacciato a lungo, poi rapito e picchiato, riportando un trauma cranico e contusioni in varie parti del corpo. Subito dopo quel pestaggio, i carabinieri arrestarono tre dei responsabili di quell’agguato. Mancava il quarto componente di quella spedizione punitiva ma, la scorsa notte, i militari, hanno messo le manette anche a lui: Antimo Petito, 24 anni, nonostante la giovane età, elemento di spicco nell’ambito del clan dei Verde. Gli uomini delle forze dell’ordine gli hanno notificato una ordinanza di custodia cautelare, firmata dal giudice delle indagini preliminari, Marzia Castaldi, la cui richiesta era stata formulata dal pm, Giovanni Conzo. Le accuse sono di violenza privata, minacce e lesioni con l’aggravante di avere agito con il metodo mafioso. La vittima del pestaggio, precedentemente minacciata di morte, una volta dimessa dall’ospedale, il 5 aprile scorso, si era recata dai carabinieri per denunciare di essere in pericolo di vita. Agli investigatori, il ragazzo raccontò di essere stato prelevato mentre si trovava in strada e punito con pugni, calci e bastonate. Fu solo un anticipo, gli dissero gli aggressori: “Se non lasci stare la ragazza, ti uccidiamo”. È la triste vicenda che testimonia che l’antistato locale vuole avere tutto sotto il proprio controllo, vuole avere il dominio su tutto, vuole mettere le mani dappertutto, vuole tiranneggiare sull’aria che respiriamo, sul cibo che mangiamo, sulle proprietà dei singoli cittadini, sulle auto, sulle case, sulla monnezza che produciamo: chi ha paura tende a controllare. La camorra controlla e spadroneggia su ogni cosa perché ne ha paura, i camorristi sono prepotenti perché sono impotenti. Ma stavolta non aveva fatto i conti con ciò che non si può né controllare, né dominare: l’amore e l’innamoramento. La Camorra può mettere a tacere il corpo, ma non i sentimenti … e neppure le idee che abbiamo noi!!

Nicola Palumbo