
Giuseppe de Lieto era un giovane e affermato avvocato aversano, vice pretore di Aversa. Entrò in politica nel 1900 nelle fila del partito dei Bugnano che in quegli anni si contrapponeva alla supremazia del partito dell’ on. Peppuccio Romano. Fu eletto per la prima volta consigliere comunale nell’elezioni generali del 3 luglio 1900. Divenne Sindaco il 26 novembre 1907. Si rifecero le elezioni nel 1908, il 14 giugno, e de Lieto fu di nuovo eletto consigliere e poi Sindaco, il 27 giugno. Il 26 giugno 1910 alle nuove elezioni comunali sarà ancora eletto consigliere e di nuovo sindaco il 4 luglio. Ma sul municipio stavolta rimarrà solo per pochi mesi. Il 17 novembre, infatti, si consumò l’inatteso, tragico, sanguinario misfatto. Ad attentare la vita del Sindaco fu un malavitoso dell’epoca, tale Nicola Vitale.
Così andarono i fatti. Il Sindaco de Lieto era uscito di casa alle ore 9,00 e secondo la cronaca “stava insieme al sig. Domenico Orabona e con il dott. Liotti incontrato poco prima. Giunti presso l’oreficeria Campatola, l’Orabona è entrato nel magazzino, con Liotti e il Sindaco ad attendere l’amico, in quei momenti avvenne l’aggressione. Colpito alle spalle da una coltellata che ha raggiunto il cuore. de Lieto è caduto tra le braccia di Liotti mormorando: Sono ferito, aiutatemi”. Portato all’ospedale di Aversa, le cure immediatamente prestategli non diedero esito. de Lieto perse così la vita ad appena 41 anni. Era sposato con Anna Ranieri e aveva un figlio Gennaro, che diventerà anche lui avvocato. Molti giornali dedicarono spazio al caso aversano, “il Mattino” del 19 novembre parla del gran concorso di popolo ai suoi funerali: “Ai funerali tra il lutto generale del popolo concorsero tutte le attività civili e militari della provincia di Caserta e di Napoli con adesione di condoglianze e telegrammi del Governo e di parecchi uomini politici. Inoltre, un pubblico manifesto a firma del Consiglio comunale congedando l’amico e primo cittadino del paese lo chiama “Vittima del Dovere”. Una sottoscrizione promossa dai diversi circoli e senza distinzione di colore politico è iniziata per realizzare un ricordo marmoreo da elevarsi alla povera vittima del dovere”. E del suo carnefice si scrisse: “Dal processo dell’epoca chiuso all’assise di S. Maria Capua Vetere risulta esattamente che il Vitale non nutriva odio personale per la propria vittima ma che ha voluto distruggere il capo dell’Amministrazione comunale, quindi costui è morto unicamente perché occupava l’onorifica carica. Il Vitale un pessimo arnese: violentissimo, sanguinario, ogni più elementare misura di prudenza avrebbe dovuto consigliare contro l’insensato assassino energici e severi provvedimenti per impedirgli di fare quello che purtroppo egli ha fatto, gettando il lutto e la disperazione in una rispettabile e distintissima famiglia e addolorando nello stesso tempo tutti gli abitanti di Aversa”.
Il Vitale, che era affiliato alla malavita, aveva scelto il sistema di vivere a spese delle pubbliche amministrazioni e dei privati più facoltosi e da tempo si era messo a perseguitare il Sindaco di Aversa. Un giorno qualcuno lo aveva sentito ripetere “Loro non me danno da mangià? Embè! Io levo ‘a vita a qualcuno ‘e lloro!”
Uomini, fatti e ritratti
[Nicla Virgilio rivista “Nero su Bianco” del 18 gennaio 2009.] — con Aversani Orgogliosi a Aversa.